La commissione sulle banche è una presa per i fondelli

 Diciamolo subito, la Commissione d’indagine sulle banche è una solenne presa per i fondelli, montata per fare ammuina e affidata a Pierferdinando Casini, che neppure la voleva e che rappresenta il trapassato remoto. Dalla rottamazione alla restaurazione, dai social al Congresso di Vienna, un’ ulteriore prova della democrastianizzazione del Pd e pure della peggiore. Ora già i giudici se la stanno prendendo comoda per Etruria, Mps, Vicenza e Veneto, si deve arrivare alla prescrizione, la lentezza è stata tale che Zonin ha trasferito ai famigliari i suoi beni ed è diventato nullatenente. Il problema è che, se pressati, i bancarottieri potrebbero decidere di parlare e rivelare le segrete connessioni, che ci hanno portato qui. Assunzioni di parenti di potenti, crediti senza garanzia agli amici di potenti e politici, crediti venduti da faccendieri contigui alla politica. Chi doveva e voleva sapeva, ma faceva comodo a tutti, nel Paese dei balocchi e della corruzione, che le cose andassero come vanno da tutte le parti, Università comprese. Così la Banca d’Italia spediva rapporti tardivi alle Procure, dove giacevano in attesa del crac, magari perchè, come ad Arezzo, il Procuratore Capo era anche consulente del governo, nulla di illegittimo, anzi stile consuetudinario nel Paese delle relazioni poco trasparenti. Di Mps neppure parlarne, del più grande scandalo bancario italiano, con annessa morte sospetta,non sappiamo nulla, neppure è uscita una piccola intercettazione, in un Paese dove sappiamo tutto delle scopate di Berlusconi, ma lì l’affare è grosso e forte è lo stantio odore di massoneria e di Pd, ma poi esiste la massoneria? Non sappiamo, di certo esisteva il Pd, nelle sue varie versioni. Ora tutto questo è costato ai contribuenti onesti, agli altri la cosa fa un baffo, 27 miliardi di euro, poi ci sono i 500.000, presi per il culo in forma diretta, ma temo finiranno mazziati e cornuti, del resto il buon giorno si vede dal Casini. Un uomo che è l’essenza del potere italiano, messo a difesa della sua salvezza, l’uomo del giurassico, prima democristiano, poi berlusconiano, poi montiano, ora renziano, sa che la verità sarebbe fatale ad una classe dirigente rapace e corrotta. Nel 94 estrassero dal cilindro Berlusconi, ora Renzi è un po’ suonato e bisogna giocare in difesa. Chi meglio di Pierferdinando può evitare i casini?

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