Il punto sui mercati

 L’avversione al rischio alimentata dal persistente flusso di notizie negativo legato ad una serie di eventi non correlati (politica commerciale USA, turnover alla Casa Bianca, stallo della crescita economica mondiale e settore tecnologico) sta pesando sui mercati tra la fine del primo trimestre 2018 e l’inizio del secondo. Con la forte discesa di lunedì, lS&P 500 è tornato in territorio di correzione (oltre 10% di perdita dai massimi), con i livelli di supporto  tecnico  chiave  nuovamente  al  centro  dell’attenzione,  avendo chiuso al di sotto della media mobile a 200 giorni (a 2590) e non lontano dai minimi di febbraio a 2532. Nel frattempo, i rendimenti obbligazionari continuano a ritracciare sulla domanda di beni rifugio, con il decennale USA sotto 2,80% e quello tedesco intorno a 0,50%, mentre il VIX è sopra quota 20 ormai da quasi 2 settimane. I mercati degli asset rischiosi stanno rimbalzando nella seduta odierna, ma la dinamica rimane sostanzialmente la stessa della seconda parte di marzo: la correzione è simile a quella di agosto 2015, compatibile con le fasi finali del ciclo, con significative divergenze nel premio per il rischio politico (elevato su petrolio e US$, favorevole al contrario per gli asset Emergenti). Per tale ragioni manteniamo il posizionamento sugli asset rischiosi anche se con un orientamento più difensivo e con un focus elevato sulle storie idiosincratiche positive o negative. Occorre anche considerare che il rialzo del mercato azionario USA è uno dei (finora pochi) successi dell’Amministrazione Trump e la sua preservazione è particolarmente importante in vista delle elezioni di medio termine di novembre, dove il Partito Repubblicano rischia seriamente di perdere il controllo del Congresso.

  • La correzione pasquale è chiaramente guidata dal settore tecnologico USA, sul quale pesa un flusso di notizie societario particolarmente negativo, che ha colpito in rapida successione colossi e beniamini degli investitori come Facebook, Tesla e Amazon.com. Mentre la prima correzione di febbraio era stata guidata dalla disordinata chiusura delle posizioni degli investitori quantitativi (travolti dall’andamento inaspettato delle correlazioni equity-bond e dall’impennata della volatilità), lo scioglimento delle posizioni sulle strategie sovraffollate basate sul momentum sembra alla base di quella di fine marzo, considerando che il comparto dell’alta tecnologia ha quasi ininterrottamente sovraperformato il benchmark S&P  500  da  giugno 2016,  con  un  ulteriore  forte  overshooting all’inizio  del  2018.  Con  il momentum per il Nasdaq 100 ampiamente negativo a un mese e 3 mesi, le categorie di investitori specializzate su queste strategie difficilmente torneranno rapidamente ed il prossimo catalizzatore dovrebbe essere la stagione dei bilanci trimestrali che inizierà la prossima settimana.
  • Il flusso di dati macroeconomici sembra confermare il venir meno della fase di accelerazione dell’economia globale nel corso del primo trimestre ma rimane comunque coerente con una crescita a livelli decisamente  elevati,   poco   inferiore   al   3,4%   su   base   annua.   In particolare   la   batteria   di   indici   PMI   per   il   mese   di   marzo   sta confermando una rapida perdita di momentum per l’Eurozona. L’ISM Manifatturiero USA, per quanto in ripiegamento, rimane molto vicino ai massimi di febbraio (i livelli più alti dal 2004), mentre un indice di PMI Manifatturieri aggregati dei Paesi Emergenti è salito in marzo, guidato da Cina, America Latina e Russia. A parte un certo grado di incertezza sul timing, un ripiegamento della crescita mondiale dai livelli surriscaldati della fine del 2017 era atteso, quanto meno per l’impatto dell’andamento del US$ e del petrolio (che, in linea con le previsioni, pesa più negativamente sull’Eurozona piuttosto che sugli USA o sui Paesi Emergenti), quindi la recente dinamica continua ad essere compatibile con uno scenario macroeconomico positivo di crescita sincronizzata e nuovamente in accelerazione dal secondo semestre, pressioni inflazionistiche evidenti ma non fuori controllo ed una moderata normalizzazione della politica monetaria nei Paesi Sviluppati.
  • L’orientamento protezionistico della politica commerciale USA è ormai assimilato dagli investitori ma, considerando la strategia negoziale dell’Amministrazione Trump ed i rischi legati alla risposta dei partner commerciali, è destinato ad essere fonte di volatilità per i mercati probabilmente per gran parte dell’anno. Dopo gli annunci disfunzionali delle scorse settimane, il flusso di notizie su questo fronte si è fatto più conciliante, segnalando che gli USA sono comunque disposti a trattare con i partner e che le altre nazioni sono poco propense a rappresaglie commerciali su larga scala. In quest’ottica, dopo le esenzioni dai dazi per l’Unione Europea e la rinegoziazione del trattato di libero scambio con la Corea del Sud, rientra la volontà degli USA di arrivare ad un accordo di massima sulla rinegoziazione del NAFTA con Canada e Messico entro il primo maggio. Inoltre la Cina ha annunciato la lista di prodotti americani colpiti dai suoi dazi “di ritorsione” per 3 miliardi US$, ma mantiene comunque una retorica aperta al dialogo, in vista di altri importanti annunci dagli USA nei prossimi giorni.

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