Il Punto sui mercati

WALLSTREETCosa va:

l’economia USA: anche se il PIL del 1Q è cresciuto in misura inferiore alle attese (i dati sono però migliori al netto della spesa governativa) e per il 2Q è confermata l’aspettativa di un rallentamento, il trend di crescita sta assumendo un carattere strutturale grazie al miglioramento del mercato del lavoro, ai primi segnali di ripresa del settore immobiliare, al buono stato di salute del sistema bancario e alla rivoluzione energetica in atto;

le banche centrali: dalla FED non sono attesi cambiamenti di politica a breve (tanto più considerando i livelli di disoccupazione e inflazione) mentre la BoJ ha assunto il ruolo del nuovo “bozooka” sul fronte monetario;

anche per effetto dell’azione della BoJ, i rendimenti dei Governativi semiperiferici si sono riportati sui livelli di 2 anni e mezzo fa e non sono distanti dai minimi storici;

dopo sei mesi di instabilità politica l’Italia potrebbe essere entrata in una fase costruttiva, tenendo presente che le aspettative erano e restano piuttosto basse.

Cosa non va:

sicuramente l’economia europea: le indicazioni continuano ad essere estremamente deboli nei paesi semiperiferici, ma sono anche in peggioramento dalla Germania;

il meccanismo di trasmissione monetaria in Europa continua a non funzionare adeguatamente e nei paesi semiperiferici l’accesso al credito delle imprese, soprattutto medio-piccole, resta difficoltoso;

la situazione cinese continua a fornire indicazioni contrastanti, con un peggioramento degli indicatori negli ultimi mesi (sarà importante verificare gli indici PMI in uscita a partire da domani, ancora attesi in lieve indebolimento);

la earning season in corso non sta andando male, ma se rapportata al livello raggiunto da Wall Street non può essere definita particolarmente brillante, tanto più dopo la revisione al ribasso che ha interessato le aspettative negli ultimi mesi; al momento al 69% della società americane ha battuto le stime sul fronte degli utili (+4,7% la media degli utili rispetto alle attese), ma soltanto il 44% ha superato le previsioni a livello di ricavi (-1,6% il dato medio di sorpresa negativa)

Cosa potrebbe arrivare:

a questo punto la BCE è rimasta indietro rispetto alle principali banche centrali dei paesi sviluppati, tanto più dopo il taglio dei tassi di interesse di 25 bp è probabile che nei prossimi mesi saranno nuovamente attivate misure non convenzionali (è significativo che negli ultimi interventi Draghi abbia sempre posto l’attenzione alla disparità di accesso al credito per le imprese dei paesi semiperiferici rispetto ai paesi core);

i segnali dell’ultimo periodo vanno nella direzione di un allentamento delle politiche di austerity, anche perché in vista delle elezioni di fine settembre la Merkel non si può permettere che l’economia tedesca risenta in misura eccessiva dei contraccolpi del resto dell’area Euro e/o una nuova crisi alimentata dagli effetti collaterali dalle politiche di solo rigore.

L’impressione è che, complice l’impatto delle politiche monetarie espansive, i mercati finanziari stiano focalizzando l’attenzione più sugli elementi positivi che sugli aspetti critici e soprattutto si stiano portando avanti rispetto a quelli che potrebbero essere i nuovi interventi policy, sia monetaria (da parte della BCE) che fiscale (da parte dei Governi dei paesi semiperiferici, soprattutto quello italiano).

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