Il punto sui mercati

  •  Lo scenario macroeconomico globale continua ad essere positivo. Non soltanto l’attuale fase di espansione ciclica espansiva si sta rivelando insolitamente lunga (iniziata nel secondo semestre 2016) e sincronizzata tra Paesi Sviluppati ed Emergenti, ma non sembra diminuire di intensità in modo apprezzabile, grazie ad un mix di catalizzatori positivi e persistenti: condizioni finanziarie espansive, politiche monetarie e fiscali accomodanti, discesa della disoccupazione nell’Eurozona, ripresa della spesa per investimenti, ritorno della crescita dei Paesi Emergenti al potenziale. Il flusso di dati macroeconomici è coerente con un ritmo annuo di crescita superiore al 3% anche nel 3Q, oltre la parte alta del canale prevalente negli ultimi 6 anni, dopo essersi portata a ridosso del 4% nel 2Q. A livello geografico, vi è una chiara accelerazione dell’Eurozona, dove l’accumulo di dati positivi sta spingendo la crescita al livello o oltre quella degli USA, nei quali rimane comunque intorno al 2% ma molto più volatile. Inoltre il mix di politica economica espansiva sta sostenendo la crescita cinese a livelli relativamente elevati.
  •  La ripresa dell’inflazione continua tuttavia a latitare, anche nei Paesi Sviluppati, dove la crescita economica è persistentemente superiore al potenziale, inducendo le Banche Centrali dei Paesi Sviluppati a preferire di rischiare un errore di policy per eccesso di prudenza. La cautela è guidata dalla Fed, che è molto più cauta di quanto richiedano le condizioni finanziarie molto accomodanti e l’andamento dell’economia, a causa della persistenza delle sorprese negative sull’inflazione e del caos politico che regna a Washington. Anche la BCE non pare avere fretta nel rimuovere le misure espansive straordinarie e sembra seguire lo stesso approccio della Fed, con la normalizzazione del bilancio legata all’outlook di crescita economica e quella dei tassi d’interesse all’outlook sull’inflazione.
  • I rischi sono per lo più al rialzo almeno a breve termine, con la possibilità di sorprese positive nel caso, per esempio, in cui le prime misure di stimolo fiscale negli USA vedano finalmente la luce, sostenendo la crescita nel 2018. Le recenti catastrofi naturali ed i rischi geopolitici agiscono solo come un «rumore di fondo» che inietta volatilità nei mercati. Questo è sicuramente il caso della Corea del Nord: tanto più frequenti sono le provocazioni, tanto più i mercati diventano assuefatti e la reazione sommessa. Poiché lo scenario più negativo di conflitto armato sarebbe tanto devastante da vanificare ogni copertura (con la possibile eccezione dei titoli di Stato), gli investitori puntano sulla prosecuzione dello «status quo», soprattutto ora che sono state introdotte nuove sanzioni dell’ONU. Al contrario, il rischio politico negli USA è ridotto ora che le scadenze fiscali sono state rimandate almeno a dicembre per la necessità di fronteggiare l’emergenza uragani.
  • Il rischio al ribasso principale è l’outlook per la Cina dopo il Congresso del Partito Comunista di metà ottobre. E’ il più importante appuntamento politico cinese e varerà un massiccio cambio di personale ai più alti livelli del Governo, compreso gran parte del Politburo. In anticipazione del Congresso la crescita dell’economia cinese è stata sostenuta da un mix di politica economica relativamente espansivo, volto a sostenere la crescita, anche a costo di surriscaldare certi settori, per favorire il risanamento di altri settori a rischio di instabilità finanziaria. Dopo il Congresso, è altamente probabile che il mix di policy torni a privilegiare il riequilibrio strutturale dell’economia (meno investimenti, più consumi), che, per quanto indispensabile a lungo termine, tende ad essere accompagnato da livelli di crescita più bassa e maggiore instabilità finanziaria.

 

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