Il punto sui mercati

 Nelle ultime settimane abbiamo assistito al rientro dei trade impostati sulla “reflation” e ad un ritorno del paradigma che aveva caratterizzato i mercati finanziari prima dell’elezione di Trump, con una correlazione positiva tra

azionario e obbligazionario.

Le motivazioni di questo movimento risiedono principalmente:

  • nelle difficoltà della nuova Amministrazione americana nell’implementare le politiche economiche ed il conseguente ribilanciamento delle aspettative su crescita e inflazione;
  • nei dati macro consuntivi che, pur non essendo negativi, non hanno rispettato pienamente le previsioni suggerite dagli indicatori anticipatori dei mesi scorsi.

 

Di fronte a questo scenario le Banche Centrali hanno potuto/dovuto mantenere un approccio di politica monetaria accomodante, come confermato dall’intervento piuttosto “dovish” di Draghi in occasione del meeting della BCE della settimana scorsa.

Il ritorno al paradigma che ha caratterizzato buona parte di questo ciclo, contraddistinto da crescita moderata, bassa inflazione e Banche Centrali accomodanti, non è necessariamente negativo per i mercati finanziari.

Occorre, però, tenere presente che si tratta di un paradigma che non può reggere all’infinito e, pertanto, con il ciclo che diventa progressivamente più

maturo deve salire il livello di attenzione:

  • prima o poi potrebbe arrivare qualche segnale di inflazione;
    le Banche Centrali dovranno comunque rientrare almeno in parte dalle politiche monetarie iper-espansive (se non altro per creare uno spazio di manovra in vista della prossima recessione);
  • considerate le valutazioni già raggiunte, in un contesto di crescita moderata i mercati azionari non hanno uno spazio di rialzo significativo a meno di andare incontro ad una forte sopravvalutazione.

 

La fase di “reflation” di fine 2016 ed inizio anno si era caratterizzata per una evidente sovraperformance delle Borse europee, conseguenza anche di un maggior peso dei titoli ciclici e soprattutto dei finanziari.

Se da un lato il parziale rientro della cosiddetta “Trumpflation” attenua questo elemento di supporto, dall’altro riteniamo che, dopo una iniziale pausa di consolidamento, il buon comportamento relativo dei mercati azionari europei possa comunque proseguire grazie:

  • alla momentum favorevole dell’economia,
  • alle valutazioni più attraenti;
  • alla Banca Centrale più accomodante;
  • ad un settore bancario che dovrebbe essere nella fase conclusiva della crisi;
  • alla recente evoluzione positiva sul fronte politico, soprattutto per quanto riguarda la Francia, ma in parte anche con riferimento all’Italia (minore probabilità di elezione anticipate e risultato deludente del Movimento 5 Stelle alle amministrative).

Nel frattempo Wall Street deve fare i conti con una brusca correzione del comparto tecnologico.

A questo proposito va tenuto presente che soprattutto i titoli del comparto internet si caratterizzano ormai da mesi per una logica di investimento “concept” e di “momentum” e, tanto più alle attuali quotazioni, hanno perso qualsiasi riferimento valutativo.

Se si aggiunge l’allungo che negli ultimi mesi ha caratterizzato diversi titoli, risulta evidente che esiste lo spazio per una correzione anche ampia.

L’aspetto rilevante per i mercati è che la correzione resti confinata ad una rotazione settoriale senza una particolare fuoriuscita di capitali dal comparto azionario: in questo senso è positivo il fatto che la recente correzione del Nasdaq sia stata accompagnata da una sostanziale tenuta dell’S&P500.

E’ evidente che nello scenario delineato continuano a giocare un ruolo decisivo le Banche Centrali ed in tale ottica va seguito con attenzione il FOMC di domani.

Se è praticamente scontato che la FED alzerà i tassi di 25 bp e fornirà l’indicazione per un ulteriore rialzo nel corso dell’anno, sarà importante valutare il messaggio complessivo che sarà fornito dalla Yellen, anche con riferimento al “tapering” della bilancio della FED.

 

 

 

 

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