Il punto sui mercati

 Nelle ultime sedute abbiamo assistito ad un’inversione del trend di sopvraperformance delle borse europee,con queste ultime che hanno evidenziato qualche segnale di consolidamento, mentre l’S&P500 ha fatto segnare nuovi massimi, seppure con variazioni piuttosto contenute. Non emergono motivazioni particolari alla base del movimento della scorsa settimana, si tratta probabilmente di una pausa nel processo di riallocazione dei portafogli, anche perché nel frattempo i mercati europei avevano probabilmente colmato il gap in termini di posizionamento.

Va ricordato che la percezione di un elevato rischio politico aveva portato ad un chiaro sottopeso sulle Borse europee nella prima parte dell’anno, poi progressivamente rientrato con il positivo esito delle Presidenziali francesi.

Sul fronte economico non sono emerse novità di rilievo:

  • i dati europei continuano a confermare la positiva fase dell’economia, con gli indicatori anticipatori che si mantengono su livelli decisamente elevati;
  • le indicazioni dal fronte americano restano abbastanza buone, anche se il momentum si conferma meno brillante.

Restano di supporto le Banche Centrali, come ha confermato ieri Draghi in occasione dell’audizione al Parlamento europeo: pur sottolineando il miglioramento dell’economia, il Presidente della BCE ha evidenziato come un livello straordinario di politica monetaria è ancora necessario considerato l’andamento dell’inflazione core e l’attuale livello di risorse non utilizzate. Sul fronte della FED, se un ulteriore aumento dei tassi nella riunione di giugno è praticamente scontato, le Minute diffuse giovedì scorso hanno confermato l’approccio estremamente graduale che sarà utilizzato nel processo di rientro dalla politica monetaria accomodante, anche per quanto riguarda il percorso di riduzione del bilancio della Banca Centrale americana (argomento su cui si era speculato qualche settimana fa).

La settimana in corso può essere rilevante per avere un aggiornamento sia sullo stato dell’economia sia per le future mosse delle Banche Centrali, considerato che sono attesi dati sull’inflazione, diversi indicatori anticipatori ed i dati sul mercato del lavoro americano.

Resta poi da verificare l’evoluzione del rischio politico in Europa, anche alla luce dell’elevata compiacenza degli investitori sul fronte delle questioni geopolitiche, come abbiamo sottolineato la scorsa settimana.

Se la vittoria di Macron in Francia ha rappresentato il passaggio più importante per l’evoluzione del rischio politico in Europa, gli sviluppi degli ultimi giorni in Italia hanno riportato un po’ di nervosismo sui mercati. Sembrano infatti sempre più concrete le possibilità di un accordo tra le principali forze politiche italiane sulla nuova legge elettorale e, di conseguenza, è aumentata sensibilmente la probabilità di anticipare le elezioni in autunno.

L’intesa dovrebbe essere trovata su un sistema elettorale alla tedesca (con la necessità di qualche correttivo), che di fatto è un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento. Partendo dal caotico contesto politico italiano, una soluzione di questo tipo avrebbe degli elementi positivi in quanto dovrebbe favorire una semplificazione del panorama dei partiti, ma al tempo stesso va tenuto presente che sulla base dei sondaggi attuali non può essere dato per scontato che il risultato elettorale crei le condizioni per la nascita di una grande coalizione in grado di tagliare fuori le forze politiche antiestablishment.

La prospettiva di elezioni anticipate farà aumentare un po’ il premio per il rischio sul nostro paese, che comunque è già abbastanza elevato, ma, se si escludono scenari clamorosi, il risultato elettorale italiano non dovrebbe giocare un ruolo sistemico per le prospettive dell’Europa.

Di conseguenza, al di là dell’attuale “pausa di riflessione”, se non arrivano incidenti di percorso dall’esterno, crediamo che sulle Borse europee dovrebbero fare premio il momentum positivo dell’economia, le novità politiche sul fronte francese, le valutazioni ed il sostegno di una politica monetaria ancora accomodante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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