Il punto sui mercati

 La battuta di arresto di Trump sulla riforma sanitaria ha rappresentato l’occasione per alcune prese di profitto.

Il fallito tentativo di sostituire l’Obamacare, con la cancellazione del voto al Congresso per la mancanza del supporto necessario all’interno dello stesso Partito Repubblicano, ha un valore soprattutto simbolico.

L’insediamento di Trump alla Casa Bianca è avvenuto all’insegna del pragmatismo e della rapidità di azione ed invece al primo vero banco di prova la nuova amministrazione è diventata ostaggio delle profonde divisioni che caratterizzano il Partito Repubblicano.

Il clamoroso esito del tentativo di riforma sanitaria potrebbe pertanto far sorgere qualche dubbio in più sulla reale capacità di Trump di intervenire in tempi rapidi ed in modo decisivo sulle questioni che hanno guidato la sua campagna elettorale.

Considerato che i mercati, e Wall Street in particolare, hanno incorporato aspettative decisamente elevate sull’azione riformatrice di Trump, soprattutto per quanto riguarda il fisco, la deregulation ed il piano infrastrutturale, è ragionevole attendersi un consolidamento dei movimenti che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, che tra l’altro avevano già fornito qualche segnale di “stanchezza”.

D’altra parte, abbiamo più volte evidenziato le valutazioni decisamente impegnative che caratterizzavano Wall Street e la necessità, giunti a questo punto, di azioni concrete per assicurare ulteriore “benzina” al trend di rialzo.

Per il momento l’impressione è che comunque non si vada al di là di una fase di consolidamento.

Da un lato il fallito tentativo di riforma sanitaria complica un po’ la strada della riforma fiscale in quanto la revisione dell’Obamacare avrebbe consentito un risparmio di risorse che avrebbero potuto in parte controbilanciare il deficit generato dalla riduzione delle tasse, dall’altro se si allarga l’orizzonte temporale la situazione potrebbe non modificarsi più di tanto.

La concreta prospettiva che l’Obamacare nella sua configurazione attuale non sia comunque sostenibile a lungo consente infatti a Trump di mettere da parte la riforma sanitaria (attendendo che le problematiche dell’Obamacare diventino insostenibili e obblighino il Partito Democratico ad un atteggiamento più collaborativo), per passare direttamente al tema della riforma fiscale, quella che più di ogni altro intervento è in grado di spostare gli umori del mercato.

Va poi notato come anche in questa fase di assestamento Wall Street abbia ancora una volta dimostrato la sua capacità di correggere attraverso una decisa rotazione settoriale: se nelle ultime due settimane i settori più ciclici hanno registrato dei sensibili ritracciamenti (-8% l’auto, -6% le banche, -4% i materiali per costruzioni), la tenuta dei comparti più difensivi ha consentito alla Borsa di limitare la correzione (nel medesimo periodo l’S&P500 ha evidenziato una flessione dell’1.8% e si trova ad appena due punti percentuali e mezzo dai massimi).

Tecnicamente l’S&P500 ha rotto il primo livello di supporto posto a 2352 e nel brevissimo termine il primo punto di riferimento è rappresentato dal minimo fatto segnare nella seduta di ieri a 2322; va tenuto presente che l’indice ha spazio sino in area 2200 (dove transita anche la media 200 gg) senza che la correzione vada a minare il trend positivo.

In questo contesto sarà interessante analizzare il comportamento delle Borse europee, andando a verificare se anche in un’eventuale fase di consolidamento dovessero confermare i segnali di forza relativa evidenziati nelle ultime settimane.

D’altronde, sul fronte dell’economia il momentum è probabilmente migliore in Europa che non negli Stati Uniti, come confermato anche dagli indici PMI pubblicati venerdì scorso (sia il PMI Manufacturing che quello Services sono risultati in crescita e superiori alle attese, collocandosi ormai in prossimità dei massimi del 2007).

I mercati azionari europei hanno poi a loro supporto le valutazioni ed il posizionamento relativamente scarico degli investitori (anche se su quest’ultimo punto probabilmente il gap è stato già in parte colmato), fermo restando che impongono la gestione di una elevata dose di rischio politico.

Le ultime vicende politiche americane hanno anche favorito la prosecuzione dei movimenti di ritracciamento sui rendimenti dei Governativi e sul Dollaro iniziati in occasione dell’ultimo FOMC, un’evoluzione che dovrebbe confermarsi favorevole per il comparto dei Paesi Emergenti.

 

 

 

 

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