Il punto sui mercati

 Qualche presa di profitto sui “trade” legati allo scenario di reflation non ha impedito a Wall Street di mantenersi sui massimi assoluti. Un discorso a se stante va poi fatto sull’Italia, che resta il principale “bersaglio” dell’incertezza politica europea, a causa dei numerosi elementi di debolezza, a partire dal caos politico, passando per i deboli fondamentali dell’economia, per arrivare alla crisi del settore bancario.

E’ evidente che in questa fase fanno premio lo scenario positivo a livello economico, sia macro che micro, e le aspettative sulle politiche della nuova amministrazione americana, mentre passano sicuramente in secondo piano gli aspetti di carattere valutativo. Se da un lato con riferimento alla Borsa americana sono evidenti il momentum favorevole e l’assenza di segnali negativi, dall’altro il rapporto rischio-rendimento non può non considerare le valutazioni e le aspettative molto elevate ed in questo senso continua ad essere opportuna una certa cautela.

In questa fase qualche segnale di risk-off in più lo si è visto in Europa, anche se strettamente correlato al rischio politico: l’effetto più evidente è stato da un lato la netta contrazione dei rendimenti sui Governativi tedeschi, con la scadenza a due anni che ha fatto segnare un nuovo record, sfiorando il punto percentuale di rendimento negativo, dall’altro un allargamento degli spread ed una sottoperformance dell’azionario in Francia ed in generale nella periferia.

L’attenzione sul rischio politico sta ovviamente crescendo con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali in Francia: sulla base degli ultimi sondaggi Marine Le Pen si conferma in testa al primo turno, ma una sua vittoria al secondo turno resta poco probabile (Macron ha un vantaggio di circa 20 punti percentuali, anche se il gap si riduce ed i rischi aumentano se al secondo turno dovessero scontrarsi Le Pen e Fillon).

Resta il fatto che dopo le sorprese del 2016 (Brexit e Trump) probabilmente il mercato sarà attento a non farsi cogliere impreparato e continuerà comunque a prezzare il rischio Le Pen, mantenendo un approccio cauto sugli asset francesi e periferici sino all’esito elettorale francese. Un discorso a se stante va fatto poi per l’Italia, il principale “bersaglio”dell’incertezza politica europea, a causa dei numerosi elementi di debolezza, a partire dal caos politico,passando per i deboli fondamentali dell’economia,per arrivare alla crisi del settore bancario. Proprio la difficoltà delle banche restano la principale fonte di volatilità per Piazza Affari e meritano un approfondimento, considerato che il livello di confusione è particolarmente elevato  e gli sviluppi recenti ancora una volta fanno sorgere molte perplessità sull’atteggiamento delle autorità. Emblematico il caso del MPS. A distanza di oltre due mesi dal fallito aumento di capitale per via privata, non sono ancora chiari i numeri del nuovo piano di intervento: è ormai evidente che vi è una differenza di vedute a livello europeo tra BCE e Unione Europea. La prima sembra puntare ad una profonda pulizia di bilancio, con una ricapitalizzazione nettamente superiore al piano precedente, mentre la UE sostiene che l’aumento di capitale “coperto” dallo Stato non dovrebbe essere finalizzato a compensare le rettifiche sulle sofferenze (un approccio piuttosto ipocrita considerando che in questa fase per definizione la carenza patrimoniale di una banca è generata dalle perdite sui crediti dubbi).

Se nella vicenda MPS la differenza di vedute è tra BCE e UE, il caso del Banco BPM fa sorgere dei dubbi sulla coerenza all’interno della stessa BCE. Da un lato il titolo è finito nuovamente sotto pressione per il timore che l’organo di vigilanza alzi le richieste sui livelli di copertura e sul processo di dismissione delle sofferenze, dall’altro la stessa BCE ha appena comunicato un livello di SREP del 8.15% a fronte di un CET1 del gruppo del 12.3%. Va ricordato che il livello di SREP è definito in modo puntuale per ogni singola banca e dovrebbe tenere in considerazione proprio eventuali specifiche situazioni di non adeguata copertura dei crediti dubbi. Una richiesta di SREP del 8.15% dovrebbe quindi implicare che il livello di copertura delle sofferenze sia adeguato.

E’ evidente che in un contesto di questo tipo diventa praticamente impossibile trovare dei punti di riferimento sulla base dei quali fare delle valutazioni e questa situazione è destinata a mantenere elevata la volatilità sul comparto bancario italiano sino a quando non sarà stata fatta chiarezza sulla modalità e sui tempi di smaltimento dei crediti dubbi.

 

 

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