Il punto sui mercati

 I temi che caratterizzano i mercati finanziari non stanno evidenziando particolari novità.

Sul fronte americano prosegue questa fase di “reflation”, definita anche “Trumpflation”, che si caratterizza per miglioramento della crescita e aumento dell’inflazione, uno scenario che in linea di massima ha trovato conferma anche nell’audizione al Congresso della Yellen della settimana scorsa.

In questo contesto è proseguito il momentum positivo di Wall Street, mentre si è vista una certa stabilizzazione sul rendimento dei Governativi e sul Dollaro, dopo l’allungo che era seguito alla vittoria di Trump. Se in linea teorica una fase di “reflation” dovrebbe essere più favorevole all’azionario rispetto all’obbligazionario, anche sulla componente equity dovrebbero essere rispettate alcuni requisiti.

Uno di questi è che nell’attuale fase del ciclo, conb un mercato decisamente ben valutato sui fondamentali e con tassi in aumento il rialzo dell’azionario non dovrebbe essere guidato dall’espansione del multipli valutativi.

Invece, sebbene la revisione delle stime di utili societari sia tornata positiva, il rialzo di Wall Street degli ultimi mesi è per una buona parte da ascrivere all’espansione delle valutazioni.

All’espansione hanno sicuramente contribuito le aspettative sulle politiche di Trump, soprattutto con riferimento alla riforma fiscale.

Tuttavia, uno degli elementi di attenzione è proprio il fatto che queste aspettative sono decisamente alte, complici anche i “tweet” del Presidente americano che ha fatto riferimento ad una riforma fiscale sensazionale. In realtà permane un’elevata incertezza sulla reale portata degli interventi di natura fiscale:

  • la riforma deve essere approvata dal Congresso nell’ambito del quale vi sono, anche tra i Repubblicani, differenti visioni sui cambiamenti da realizzare;
  • l’entità dei benefici deve trovare un compromesso con il livello del deficit pubblico (in linea di massima i Repubblicani non gradiscono un importante espansione del deficit);
  • la reale portata della riforma dovrà tenere conto della reale aliquota al momento pagata dalle imprese (nettamente più bassa di quella ufficiale);
  • l’impatto della riforma è destinato ad essere molto differente nell’ambito dei vari settori e tra le varie aziende.

Se con riferimento agli Stati Uniti gli elementi di attenzione sono rappresentati dalle valutazioni e dalle elevate aspettative, sul fronte europeo la scena continua ad essere dominata del rischio politico che limita l’impatto positivo dei miglioramenti dell’economia (su questo fronte l’ultima conferma è arrivata oggi dagli indici PMI, tendenzialmente in rialzo e superiori alle attese).

Nelle prossime settimane l’elemento centrale saranno sicuramente le elezioni francesi e, a questo riguardo, il trend dei sondaggi sta andando nella direzione di un aumento ulteriore dell’incertezza. Secondo gli ultimi dati Marine Le Pen è in crescita e, per quanto al secondo turno sia ancora data per sconfitta nei confronti sia di Macron che di Fillon, il margine si è ridotto rispetto ai sondaggi precedenti.

Il rischio politico si riflette ovviamente soprattutto sui Governativi periferici ed in questo senso l’Italia, con le sue deboli finanze pubbliche, il “caos” politico e la crisi del settore bancario, resta un osservato speciale. Il rapporto rischio-rendimento dei Governativi italiani  resta non interessante anche agli attuali livelli di spread;  se da un lato il sostegno della Bce dovrebbe impedire situazioni di stress particolarmente importanti, dall’altro ci aspettiamo un trend di progressivo allargamento con l’avvicinarsi dei diversi appuntamenti elettorali in Europa, con l’evoluzione del conflitto interno al PD e le implicazioni politiche che potrebbero derivarne. Inoltre, non dimentichiamo che un trend al rialzo dei tassi di mercato potrebbe impattare negativamente sul costo del debito italiano.

Complice anche la sopra accennata fase di stabilizzazione dei rendimenti dei Governativi americani e del Dollaro, il contesto di miglioramento della crescita globale sta favorendo la prosecuzione del trend positivo dei mercati emergenti, che restano la nostra scelta preferita sul fronte dell’azionario.

 

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