Il mercato americano è ormai pronto per il ribasso

31072013aL’ANALISI

Secondo BofA, gli istituzionali escono dalle azioni Usa ed entrano i clienti privati

Le 5 similitudini con il ciclo pre-crisi del 2008 suggeriscono di non ruotare il portafoglio

Benedetto Croce, nel suo testo ‘Frammenti di etica’ del 1922, argomentava: «L’uomo dimentica. Si dice che ciò sia opera del tempo, ma quella dimenticanza non è opera del tempo; è opera nostra, che vogliamo dimenticare e dimentichiamo ».

Un concetto che, traslato al mercato finanziario, calza alla perfezione anche all’investitore in quanto spesso vi è la tendenza a voler dimenticare ciò che è accaduto ma ancor più vi è la quasi ostinata perseveranza a non voler riconoscere nel presente quei segnali che per somiglianza ed analogia ricordano precedenti esperienze passate ma che a distanza di intervalli temporali più o meno lunghi portano generalmente a quella che spesso può rappresentare l’affermazione più pericolosa e distruttiva nel campo degli investimenti, ovvero: «Questa volta è diverso».

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Il dubbio

Molte delle cose che stanno accadendo proprio ora nel mercato azionario, obbligazionario, nel settore immobiliare ed in generale nei dati economici americani sono stranamente simili a quello che abbiamo assistito nel 2007 e 2008. E si potrebbe avere quasi la sensazione di essere costretti a guardare una sorta di perverso replay degli eventi precedenti, solo che questa volta l’economia ed il sistema finanziario sono molto più deboli di quanto fossero l’ultima volta, nonché sembrano essere appesi alle sole politiche reali o verbali della Fed.

La domanda

Ad un tale dubbio spesso segue nel risparmiatore o in coloro che lo consigliano, una considerazione del tipo: «Avendo visto cosa è accaduto nel 2008 e potendone riconoscere i segni anticipatori è ovvio che i leaders di governi, banche centrali ed organismi internazionali impediranno il ripetersi di un tale scenario, perciò saranno in grado di prevenirlo in quanto consapevoli dei rischi e dunque questa volta sarà diverso». Per meglio gestire e tutelare i propri investimenti è però spesso più utile abbandonare effimere speranze e domandarsi se oggi vi siano dei segnali di allerta a cui porre maggiore attenzione e conseguentemente operare con sempre più razionalità.

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Usa, crisi 2.0?

Come analizzato già nella rubrica dell’8 luglio, un macroscopico elemento statistico di attenzione sul mercato azionario Usa dovrebbe averlo fornito la durata dell’attu ale ciclo rialzista, ormai in essere dal marzo 2009 e ben oltre i valori mediani storici di performance calcolate su tutte le fasi espansive da inizio ‘900. Seppur di per sé non presupponga un imminente crollo delle quotazioni, l’essere ormai vicini al medesima durata temporale del rally post bolla internet di marzo 2003 – ottobre 2007, dovrebbe però porre qualche dubbio sulla sostenibilità futura, nonché aumentare la soglia di attenzione verso altre sinistre somiglianze.

Le 5 somiglianze

1) come nel 2008, i prezzi delle azioni stanno divergendo fortemente dai fondamentali economici e le previsioni sugli utili iniziano a non essere centrate da vari settori e subiscono correzioni, nonché il P/E TTM (Trailing Twelve Months), ovvero il rapporto tra prezzo corrente ed utile per azione realizzato negli ultimi 12 mesi appare sempre più fermo e semmai prossimo all’inversione, dopo così tanta crescita.

2) All’inizio del 2008, il prezzo medio di un gallone di benzina aumentò sostanzialmente e nell’ultimo periodo sembra accadere di nuovo, essendo in crescita dal 17 gennaio e come fanno notare alcuni analisti, ogni volta che il prezzo medio del gallone Usa è salito sopra quota $3,80 non vi è stata positività sul mercato azionario, in quanto tende a limitare la spesa degli americani e conseguentemente centrare le proiezioni sui guadagni futuri è per le aziende molto più difficile.

3) il rendimento sui titoli del tesoro Usa a 10 anni è ora al 2,60% e come prima della crisi è aumentato significativamente nel primo semestre dell’anno, con conseguente innalzamento della curva dei tassi sui mutui ipotecari. L’ir – ripidimento di quest’ultimi è sempre stato un fattore di rallentamento per l’ immobiliare ovvero per il settore economico considerato come primo motore di crescita del Pil.

4) Secondo quanto pubblicato su Business Insider, nel periodico report elaborato dal team azionario di Bank of America Merrill Lynch, appare una netta divergenza tra investitori istituzionali e privati in relazione al volume di azioni vendute e comprate, nonché emerge come i loro clienti istituzionali stiano scaricando azioni ad un tasso che non si vedeva dal 2008.

5) I picchi massi del livello di ‘margin debt’ (denaro preso a prestito da broker o banche, mettendo a garanzia dei titoli – spesso per comprare altre titoli) ha raggiunto i livelli del 2007 e superato abbondantemente il picco della bolla del 2000.

Il consiglio

Per coloro che non fanno trading o non sono fortemente propensi alla speculazione ed al rischio, dovrebbe apparire logico considerare una decisa riduzione della componente azionaria americana dai propri portafogli e dell’equity in generale, essendo gli Usa il mercato di riferimento per tutte le altre piazze finanziarie globali.

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Una riflessione che appare ancor più condivisibile considerando quello che per gli operatori del settore è un tipico segnale di rischio al ribasso, ovvero il punto 4. Infatti, come la finanza comportamentale insegna, è proprio quando il piccolo investitore decide di comprare in modo più deciso il mercato azionario che la festa finisce o sta finendo, figuriamoci poi se come evidenziano i dati di Bank of America, sono gli stessi investitori istituzionali ad abbandonare il party.

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Peccato però che questi ultimi, in genere, sono coloro che con report dai classici titoli ‘forecast, market view , outlook, ecc.’, suggeriscono ai referenti per gli investimenti dei comuni risparmiatori (bancari, promotori & co.) di effettuare la cosiddetta ‘grande rotazione’ di portafoglio, ovvero lo spostamento degli asset obbligazionari verso i mercati azionari, ancor più dopo la debacle dei bond tra maggio e giugno.

Forse avranno ragione ma l’esperienza insegna di essere molto cauti verso consensi unanimi, ancor più se non supportati da coerenti comportamenti da parte di coloro che rilasciano tali ‘spassionati ’ consigli.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: rubens.ligabue@gmail.com

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