Il debito pubblico italiano: un incidente economico al rallentatore

 da Zerohedge

Il nuovo governo italiano aumenterà la spesa pubblica e il debito pubblico. Ha promesso di ridurre le tasse, introdurre un reddito di cittadinanza e riformare le pensioni. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, sta avendo successo nei sondaggi e il suo partito è ora il più forte in Italia.

Un paio di anni fa era inconcepibile che questo gruppo regionale potesse diventare il principale partito politico italiano. Come dice il proverbio, non poteva accadere finché non è successo. Gli istituti finanziari dei Paesi del Nord Europa, come Germania e Paesi Bassi, presumono che i politici di M5S e Lega Nord seguiranno il copione greco e manterranno le loro promesse.

Ma Matteo Salvini e il Primo Ministro Giuseppe Conte sanno che se non saranno all’altezza delle aspettative degli elettori, saranno mandati a casa. Sono anche consapevoli che l’elettore italiano ha ancora un’altra alternativa chiamata “CasaPound”, un movimento molto più radicale (sebbene ora politicamente insignificante) e anti-immigrazione.

Le riforme previste potrebbero gravare sul bilancio dello stato con ulteriori €125 miliardi di euro all’anno. Il governo italiano può permettersi una cosa del genere?

La domanda è retorica quando si guarda alla crescente montagna di debito italiano.

Ammonta ora a €2,300 miliardi, di cui €1,900 miliardi in obbligazioni statali. Ciò che dovrebbe preoccupare gli investitori, tuttavia, è la struttura di questo debito. Dieci anni fa, quando scoppiò l’ultima crisi finanziaria, il 51% di questi titoli di stato erano detenuti da investitori esteri. Quando si deteriora il clima per gli investimenti in un Paese, la prima cosa che fanno è vendere immediatamente queste obbligazioni. Quando nel 2011 il governo Berlusconi minacciò di infrangere le regole di bilancio della zona Euro a causa dell’enorme deficit italiano, le banche tedesche e francesi vendettero titoli di stato italiani, BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali), per un valore complessivo di €150 miliardi. Negli anni successivi, gli stranieri hanno acquistato di nuovo strumenti di debito italiani per circa €100 miliardi, ma la loro quota è ora molto bassa, al 36%.

La maggior parte è attualmente di proprietà di banche e compagnie assicurative italiane e la loro situazione finanziaria è già debole: lo scorso anno il governo italiano ha salvato Monte dei Paschi di Siena a spese dei contribuenti italiani, contro la volontà di Francoforte. La situazione finanziaria italiana è diventata più sensibile da quando il maggio scorso si sono verificate turbolenze nei confronti del nuovo governo italiano: i BTP italiani hanno perso l’8% in valore. Se i prezzi restano sotto pressione, le banche italiane dovranno vendere queste obbligazioni ad un prezzo inferiore e con enormi perdite per garantire che la loro solvibilità non sia ulteriormente minacciata. Per rispettare il rapporto debito/capitale europeo, dovranno raccogliere nuovo capitale o aumentare i tassi d’interesse sui prestiti e concederne di meno.

Anche la BCE è responsabile per l’aumento del rendimento dei titoli di stato italiani. Quando a maggio il Movimento 5 Stelle e la Lega si sono accordati per formare una coalizione di governo, la BCE ha improvvisamente ridotto gli acquisti dei titoli di stato italiani, il che ha arroventato la speculazione sui BTP. In questo modo Bruxelles voleva punire i “populisti” euroscettici. Lo conferma lo stesso Günther Oettinger, il quale considerava l’Italia ingovernabile. In un’intervista per Deutsche Welle ha definito il tumulto nel mercato finanziario “un segnale per gli elettori italiani affinché non votino per i populisti di sinistra e di destra”. In parole povere, se avessero eletto democratici corrotti che non rompevano le fila con Bruxelles, il debito italiano avrebbe potuto continuare ad essere finanziato dalla BCE.

L’introduzione di una valuta parallela è una delle promesse che il nuovo governo italiano ha fatto per rendere “l’Italia di nuovo grande”. I banchieri centrali del Nord Europa con cui abbiamo parlato sono sconvolti alla sola idea e sono convinti che gli italiani non prenderanno nemmeno in considerazione un piano del genere. Il suo autore, Paolo Savona, l’attuale ministro per l’Europa, affermò nel 2015 che la denominazione del debito nazionale secondo la nuova valuta fiscale, “nova-lira”, sarebbe risultata neutrale per gli investitori nazionali.

Questa affermazione non è vera, poiché da gennaio 2013 tutti i titoli di stato della zona Euro sono stati emessi con una cosiddetta “clausola di azione collettiva (CAC)”. CAC significa che lo stato emettitore non può modificare le clausole obbligazionarie da solo: qualsiasi modifica richiede il consenso della maggioranza dei creditori. La quota di BTP con CAC rispetto a quella senza CAC è in costante aumento da anni. Nel 2017 era il 48%, quest’anno raggiungerà il 60%, quindi il piano di Savona difficilmente sarà attuabile.

La bancarotta dell’Italia è imminente e la prossima crisi finanziaria potrà essere innescata dai problemi delle banche italiane, che la BCE e i tecnocrati di Bruxelles non sono disposti a salvare, a maggior ragione se Lega e Movimiento 5 Stelle sono al comando.

Traduzione di Francesco Simoncell

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