I numeri del secondo trimestre 2013

1350numeriI mercati finanziari nel corso del secondo trimestre hanno registrato un significativo aumento della volatilità che ha avuto un impatto negativo sui mercati obbligazionari e valutari mentre gli indici azionari, perlomeno a livello generale, hanno registrato variazioni contenute.

L’Aumento della volatilità dei mercati è da ricondurre principalmente ai cambiamenti di politica monetaria introdotti dalle banche centrali durante il trimestre: in prima fase, i mercati sono stati positivamente influenzati dalle nuove iniziative di politica monetaria non convenzionale adottata dalla Banca Centrale Giapponese (BOJ).

Successivamente, il Governatore della FED Bernanke, nel corso di un’audizione parlamentare, ha accennato alla possibilità di una fine anticipata del QE (quantitative easing) con l’interruzione dell’acquisto di attività patrimoniali sul mercato da parte della Banca Centrale.

Questa importante ed inaspettata modifica nel corso della politica monetaria americana ha determinato una forte flessione dei mercati: sul segmento obbligazionario i rendimenti sono saliti in misura significativa, seppur da livelli storicamente bassi, in particolare sulla parte lunga della curva mentre sul fronte dei paesi emergenti la debolezza è stata indiscriminata e ha riguardato azioni, obbligazioni e valute.

Sul fronte macroeconomico, i dati sull’occupazione americana si mantengono in costante, seppur lento, miglioramento: l’ultimo dato (maggio 2013) ha evidenziato un tasso di disoccupazione che si attesta al 7,6%, mentre in Europa le condizione del mercato del lavoro continuano a peggiorare, con il tasso di disoccupazione che, a maggio, ha raggiunto il livello record del 12,2%.

Sul fronte della crescita, segnaliamo l’abbassamento delle stime sul 2013 operato a livello ufficiale da parte del Fondo Monetario Internazionale: a livello globale la crescita è prevista al 3,3%in ribasso dello 0,2% rispetto alle previsioni di gennaio (+3,5%). Le ragioni principali di quest’ulteriore riduzione sono da ricondurre ai tagli automatici alla spesa americana (i c.d. “sequester”) e alla debolezza dell’Area Euro: alla recessione dei paesi periferici si aggiungono le incertezze dei paesi “core”, Germania e Francia. Anche nei paesi emergenti la crescita, seppur maggiore, è prevista in decelerazione: +5,3% rispetto al 5,5% precedente. Sul fronte dei dati riportati, il GDP americano del primo trimestre 2013 è cresciuto dell’1,8%, in forte ripresa rispetto allo 0,4% del trimestre precedente, ancorchè inferiore alle previsioni.

In Giappone invece il GDP nel primo trimestre è cresciuto del 4,1% in forte ripresa rispetto all’1,2% del trimestre precedente con il contributo positivo dei consumi e delle esportazioni mentre dal lato negativo hanno pesato gli investimenti e il deflattore del PIL.

Nell’Area Euro si registra nel primo trimestre del 2013 il quarto calo consecutivo trimestrale del Pil (-0,2%), seppur in attenuazione rispetto alla flessione (-0,6%) del IV trimestre 2012. A pesare sul dato negativo complessivo hanno contribuito la Francia (-0,2%), entrata ufficialmente in recessione e l’Italia (-0,5%), con il settimo trimestre consecutivo di contrazione. Gli unici paesi in crescita sono stati nel trimestre la Germania e il Belgio (+0,1%) e la Slovacchia (+0,3%). Nei paesi emergenti la dinamica del profilo di crescita, pur rimanendo superiore ai paesi industrializzati, è senz’altro in rallentamento: la crescita del GDP cinese relativa al primo trimestre dell’anno rimane elevata (+7,7%) ma minori dell’attese (+8%) e in decelerazione rispetto al trimestre precedente (+7,9%). In Brasile, la crescita nel primo trimestre è stata positiva (+1,9%), superiore al trimestre precedente (+1,4%) ma inferiore alle attese (+2,3%). In Russia, lo stesso dato ha evidenziato per il primo trimestre una crescita pari all’1,6%, migliore delle attese (+1,2%) ma inferiore al trimestre precedente (+2,1%), In India infine, la crescita è stata positiva (+4,8%), in linea con le attese (4,8%) e in miglioramento rispetto al trimestre precedente (+4,5%).

Sul fronte inflattivo, gli ultimi dati pubblicati confermano negli Stati Uniti una dinamica di crescita moderata dei prezzi: il dato mensile di maggio è aumentato dello 0,1% (+0,2% nel dato “core”) con il risultato su base annua in crescita dell’1,4% (+1,7% nel dato “core”). Nella zona euro il dato di maggio è salito dello 0,1% mensile, con il dato annuale che si è portato all’1,4%; in rialzo anche il dato “core” che si è portato all’1,2%. In Giappone, dove la lotta alla deflazione è diventata il target principale dell’azione di Governo e della banca centrale, i dati di maggio hanno mostrato un miglioramento: il ribasso dei prezzi è stato pari allo 0,3%, in netta attenuazione rispetto al dato precedente (-0,7%). Nei paesi emergenti la dinamica non è uniforme: mentre in Cina e in India il dato di maggio è in decelerazione, rispettivamente al 2,1% e al 9,3%, in Brasile è invariato al 6,5% mentre in Russia il dato di maggio è in rialzo al 7,4%.

Sul fronte delle politiche monetarie, la novità principale ha riguardato, come in parte già accennato, i tempi e i modi di riduzione delle misure straordinarie di QE iniziate nel 2008 dalla FED. Dopo le prime dichiarazioni di maggio dal Governatore Bernanke, la successiva riunione della FED ha confermato che, se le previsioni attuali della banca centrale su inflazione e occupazione dovessero essere corrette e confermate, l’acquisto di asset nel corso di quest’anno potrebbe essere ridotto e arrivare a una conclusione entro la metà del 2014. Sul fronte europeo, la BCE ha portato il livello dei tassi al minimo storico dello 0,5% dallo 0,75% precedente. In questo caso, più che il livello dei tassi, il problema è di rendere più efficace il meccanismo di trasmissione della politica monetaria espansiva della banca centrale che, soprattutto nei paesi più in difficoltà, rimane bloccata a livello di sistema bancario e non arriva all’economia reale.

In Giappone, le nuove politiche QE introdotte a inizio trimestre dal nuovo governatore della BOJ Kuroda, hanno avuto un effetto a dir poco contrastato sui mercati finanziari: il rendimento sul decennale giapponese è passato da un minimo di 0,43% all’indomani dell’annuncio della BOJ allo 0,84% attuale. L’indice azionario è su livelli superiori rispetto a inizio aprile ma ha corretto di circa il 20% rispetto ai massimi raggiunti a metà maggio e lo yen, seppur indebolito rispetto ai livelli di aprile, ha rallentato il proprio deprezzamento.

Segnalo infine sul fronte monetario cinese il forte rialzo verificatosi nei tassi interbancari che, da un livello del 3/3,5% si sono rapidamente portati su livelli anche superiori al 10% per via di un atteggiamento restrittivo da parte della banca centrale, impegnata, da una parte, in una difficile opera di contrasto del c.d. fenomeno del “scado banking” e, dall’altra, esposta come gli altri paesi emergenti, al rallentamento dei flussi di capitali esteri.

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