I 4 motivi che spingono Tesla al ribasso

La volatilità del Bitcoin non sta aiutando l’andamento del titolo, tornato per la prima volta da dicembre sotto i 700 dollari. Ma non è l’unica ragione delle difficoltà di Tesla

 di Antonio Cardarelli  

Il 2021 non sembra essere l’anno di Tesla. Chiariamo subito un punto: il titolo ha registrato un rialzo superiore del 743% nel 2020, quindi è ancora su livelli altissimi rispetto a dodici mesi fa, ma da metà febbraio il motore elettrico della creatura di Elon Musk sembra essersi inceppato. Ieri il titolo Tesla è sceso sotto i 700 dollari, cosa che non accadeva da fine dicembre, riuscendo a recuperare dopo aver toccato i 623 dollari.

FEBBRAIO DA DIMENTICARE

In poche sedute Tesla ha bruciato gli interi rialzi del 2021. Mentre tutto sembrava pronto per puntare verso i mille dollari, il titolo è crollato bruscamente mandando in fumo decine di miliardi di capitalizzazione. Tra gli effetti collaterali di questo rallentamento c’è anche il sorpasso di Jeff Bezos proprio su Elon Musk nella classifica degli uomini più ricchi del mondo. Ma se la tendenza non dovesse arrestarsi, per il visionario imprenditore di origine sudafricana il problema potrebbe essere un altro, quello più temuto da chi finora ha creduto in Tesla: il rischio bolla.

LA VOLATILITÀ DEL BITCOIN

Cnn Business ha elencato quali potrebbero essere le 4 ragioni di questo rapido calo delle azioni Tesla. La prima è quella che ha fatto più rumore nei giorni scorsi: l’investimento di 1,5 miliardi di dollari, da parte di Tesla, nel Bitcoin. Una scelta che ha prodotto immediatamente un profitto di un miliardo di dollari (maggiore dei profitti derivanti dalle auto vendute in un anno) ma che ora, con il Bitcoin in volatilità, sta aggiungendo imprevedibilità al titolo Tesla.

TAGLIO DEI PREZZI

Un altro elemento da tenere in considerazione è la scelta di tagliare il prezzo della Model Y e della Model 3. Giovedì scorso Tesla ha annunciato un taglio di duemila dollari per ciascuno dei due modelli, ma nel fine settimana il modello base della Model Y è praticamente sparita dal sito. Una scelta che, secondo Gordon Johnson of GLJ Research (che non ha mai nascosto i propri dubbi sul rally di Tesla) è stata fatta per preservare i margini e dimostrerebbe che le richieste di veicoli non sono poi così alte.

LA CONCORRENZA DEI BIG

Inoltre, Tesla deve ora fare i conti con i “barbari” alle porte del suo fortino. Le auto elettriche non sono più un’esclusiva dell’azienda californiana: il mercato del trasporto green fa gola a molti, e purtroppo per Musk tra i barbari ci sono anche le grandi case automobilistiche globali. General Motors, per esempio, ha annunciato un Suv elettrico molto meno costoso della vettura più economica di Tesla (la Model Y, che negli Usa costa 35mila dollari). Senza contare il probabile arrivo nella competizione di aziende come Apple.

CONTI DELUDENTI E NODO BATTERIE

Infine, il report trimestrale dei conti presentato a fine gennaio avrebbe deluso le aspettative degli investitori. I critici più severi hanno sentenziato che Tesla non riesce ancora a generare profitti solidi dalla vendita delle auto e altri hanno sottolineato la preoccupazione, non nascosta da Musk, per la disponibilità di batterie. Nonostante la volontà di produrle in proprio, le batterie restano il limite maggiore per la produzione su grande scala di auto elettriche.

Da Financiallounge

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