Grecia. IL CAC, sterco in pasto ai risparmiatori

340620CAC uguale Sterco – l’assonanza aiuta a render l’idea – rifilato dallo stato greco ad uso e consumo dei risparmiatori privati che hanno investito in bond greci e che non hanno voluto aderire allo swap volontario di bond ellenici imposto dalla Merkel agli stati europei. Altro che ingenui, come va raccontando il ministro Venizelos, che di evangelico ha avuto ben poco in questo particolare frangente. Si è così consumata l’ennesima beffa a danno dei popoli e dei piccoli risparmiatori, sempre più confusi ed infelici: da una parte la UE dichiara il successo dello swap volontario e brinda alla ritrovata solvibilità dello stato ellenico, dall’altra Venizelos solleva il calice di champagne per festeggiare la salvezza del suo stato, che è disfatta del popolo greco e dei poveri risparmiatori. Lo swap volontario è un successone, la Grecia non ha fatto default. Quindi (!!) lo stato ellenico per evitare il crack impone a sorpresa le CAC, clausole capestro che non erano previste al momento dell’emissione dei bond inquisiti, obbligando anche chi non ha voluto aderire allo swap della vergogna a mangiare la amara minestra dei titoli spazzatura offerti in cambio dei bond emessi nell’era in cui la Grecia navigava nelle acque sicure del malizioso fintotontismo di Bruxelles.

Impone le CAC, la solvibile Atene, perché altrimenti lo stato greco non riesce a far fronte ai propri debiti verso i creditori. Ma come è possibile, si chiede l’ingenuo bondholder greco? E’ un brutto scherzo dei soliti figli di Sparta ed Atene, con la complicità dell’ineffabile Merkozy? Dicono che la Grecia è solvibile e poi mi fanno ingoiare le CAC, che mi sono cascate in testa all’improvviso e mio malgrado, viscide e maleodoranti, e non portano neanche bene, pensa il povero investitore. Non riesce a comprendere, l’ingenuo investitore, i conti non gli tornano, ma così vuole la dura legge alemanna: il banco vince e piglia tutto, chi ha causato la tragedia trova la soluzione a tavolino che salva le ragioni di stato e trascura le ragioni della gente. A cui non resta altro che ingoiare le CAC.

Ci spieghi piuttosto, il ministro delle finanze poco greco e tanto europeo, quale giudizio il tribunale dei risparmiatori dovrebbe dare alla Grecia che, con la complicità di chi l’ha graziata da Bruxelles, inventa ex novo ed applica ex abrupto le “clausole di azione collettiva” – questo il significato delle CAC, anche se il loro sapore rende giustizia all’assonanza – per coprire dal tramonto all’alba le furberie greche ed europee di una vita, fregando sotto il naso l’ingenuo risparmiatore che ai bei tempi delle vacche grasse e del prosciutto sugli occhi dei padri d’Europa investiva i suoi risparmi nei solidi bond – lo dicevano anche le agenzie di rating – emessi da uno stato parte integrante dell’Unione e dell’Euro. Dovrebbero adesso, quegli ingenui risparmiatori, tirare dritto sulla loro strada e rifiutare di farsi imporre ex post le CAC dallo stato ellenico, se è vero che la Grecia può assolvere ai suoi debiti, come adesso vanno dicendo a Bruxelles.

Dovrebbero, quegli ingenui, far valere ad ogni costo la propria scelta più che dignitosa di dire no all’abuso consumato dalla Grecia – con il beneplacito dell’UE – ed agire collettivamente contro lo stato greco per far valere la nullità di tali clausole capestro. Sarebbe, altrimenti, troppo facile, troppo comodo, troppo scorretto: dal tramonto all’alba – come per magia – da insolvente la Grecia diviene solvibile, con il sollievo di Venizelos e Merkozy, alla salute dei risparmiatori traditi e costretti a digerire le CAC. Decine di miliardi di debito svaniti nel nulla, proprio come i miliardi di risparmi dei cittadini che all’Europa, all’Euro ed alla Grecia hanno creduto, sostenendoli con le proprie sostanze ed essendone stati illusi e beffati.

Così la storia ricorderà questa stramba vicenda di illusioni, errori e tradimenti ad alta quota, dalle devastanti ricadute a valle. Vicenda che da stramba diventa tragica, se si pensa alla fatica che gli Stati Disuniti d’Europa fanno a cancellare il debito degli stati bisognosi del mondo, dove ogni giorno si ammazza senza una ragione e si continua a morire di fame, anche a causa della spietata violenza ed arroganza di regimi che l’Europa fa spesso fatica ad osteggiare, quando non tollera, sempre per la solita ragion (rectius: convenienza) di stato.

Vista da questa angolatura, la gestione della crisi greca fa ancora più male, se non ribrezzo. Ci vorrebbe per davvero una class action globale più che collettiva, promossa da risparmiatori e popoli europei, unitamente ai popoli bisognosi del mondo schiacciati da quel debito pubblico che, per quella strana quanto assurda convenienza elevata a ragione, non può proprio essere cancellato da certi statisti europeisti cui quella class action dovrebbe essere indirizzata.

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