Grecia ed Eurogruppo trovano un compromesso solo per pochi mesi

liga230215a

L’ANALISI: l’accordo apre un limbo temporale forse privo di sofferenza ma ancora colmo di incertezze

Atene abbandona la rinegoziazione del debito e per ora accetta le riforme in cambio di aiuti

Venerdì scorso dopo due intense settimane di trattative tra Grecia ed Europa si è giunti ad un primo accordo in merito all’annosa questione del debito ellenico. Un punto di incontro agguantato senza non pochi colpi di scena e reciproci scambi di “prendere o lasciare” e di apparenti àut àut, nella più classica teoria dei giochi. Tutti i contendenti, seppur avessero presente che la posta sul tavolo fosse un’immediata bancarotta, hanno giocato i rispettivi ruoli ed in particolare il gioco è stato condotto da Grecia e Germania, come dimostrato dai diversi incontri bilaterali a cui il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha dovuto far ricorso per evitare una terza ed inconcludente riunione dopo quelle dei giorni precedenti. I vari ministri delle finanze dell’Eurogruppo hanno quindi raggiunto un accordo di fondo su un testo di compromesso per l’estensione del programma di aiuti per altri quattro mesi.

ANTEFATTO DELL’ACCORDO

Il programma di aiuti alla Grecia era stato interrotto i primi giorni di febbraio proprio dal governo Tsipras ed a seguito della vittoria alle elezioni greche di fine gennaio si era dato corso al mandato popolare ricevuto, ovvero non trattare più con la cosiddetta “Troika” e discutere direttamente con i paesi europei in merito al proprio debito. Da queste premesse è nato un braccio di ferro che ha però portato alla più classica delle conclusioni, ovvero alla montagna che partorisce un topolino, essendo i risultati ottenuti decisamente inferiori alle aspettative greche e certamente i più ovvi e per ora attesi dalle piazze finanziarie. Un accordo che sulla carta soddisfa apparentemente tutti, come ha da subito affermato il ministro dell’economia italiano Padoan a fine meeting, dichiarando che “siamo tutti vincitori” ma che poi, proseguendo nella sua dichiarazione, evidenzia bene il risultato realmente ottenuto, ovvero “un processo che dovrà portare all’estensione del programma di aiuti per qualche mese e poi eventualmente a un nuovo programma per la Grecia”. In pratica si è solo comprato tempo e poi si vedrà se eventualmente arriverà una vera soluzione al problema ma tanto è bastato per tenere i mercati europei composti e sui massimi, con il DAX tedesco al top storico di oltre 11.000 punti e quello di Atene sostanzialmente stabile da quando ha vinto Syriza e nonostante i deflussi record di capitali avvenuti dopo la caduta del precedente governo e fino ad ora.l

I PUNTI DEL COMPROMESSO

Leggendo la dichiarazione pubblicata sul sito del Consiglio dell’Unione Europea, è possibile riepilogare così i diversi punti d’incontro. L’intesa prevede sostanzialmente l’estensione dell’attuale programma di aiuti per 4 mesi e non per 6, come precedentemente richiesto nella lettera inviata mercoledì dal ministro delle finanza greco Varoufakis nonché e da questo lunedì, la Grecia dovrà fornire la lista di riforme e misure che vuole attuare nel rispetto però del precedente memorandum sottoscritto con la Troika, ovvero e a dispetto delle resistenze finora mostrate da Tsipras & c., dovrà proseguire più o meno allo stesso modo fino a fine aprile, ovvero quando il set di riforme proposto dovrà ricevere il via libero definitivo dalle cosiddette ‘istituzioni’ (la nuova definizione politicamente corretta della Troika), al fine di poter dare via libera al versamento dell’ultima tranche di aiuti, prevista dall’attuale programma di assistenza finanziaria (MFFA) e dei profitti sui bond greci acquistati tramite il programma SMP della BCE. Nel frattempo però il governo greco non potrà attingere ai fondi ESFS messi a disposizione per il sostegno del comparto bancario, in quanto dovranno essere utilizzati solo per eventuali ricapitalizzazioni degli istituti di credito e per costi di risoluzione degli stessi e quindi la speranza di poterli impiegare per far fronte agli impegni presi con l’elettorato è pressoché evaporata. Un fatto quest’ultimo ancor più eloquente e scritto nero su bianco nell’accordo concluso ed in cui è previsto lo spostamento di tali risorse dai forzieri della National Bank of Greece a quelli dell’ESFS e sui quali è peraltro ed insindacabilmente posto il veto finale del loro utilizzo in capo alla BCE. Aspetti che mostrano indubbiamente la vittoria della Germania, essendo i cordoni della borsa stati per ora ben chiusi e condizionati ad un rigoroso rispetto dei precedenti vincoli. L’unico punto che sembrerebbe faticosamente portato a casa da parte del governo Syriza è invece la dimensione dell’avanzo primario richiesto per quest’anno, ovvero la differenza positiva fra le entrate e le uscite a disposizione dello Stato, senza contare gli interessi sul debito pubblico. Nei precedenti accordi con la Troika era stato fissato un 3% ed un 4,5% di avanzo per il 2015 ed il 2016 ma essendo scritto nell’intesa che “le autorità greche si sono inoltre impegnate a garantire un adeguato avanzo primario o a reperire i finanziamenti necessari a garantire la sostenibilità del debito, in linea con la dichiarazione dell’Eurogruppo del novembre 2012” e che “le istituzioni, per l’obiettivo di un avanzo primario 2015, terranno in considerazione le circostanze economiche del 2015”, è facile comprendere qual’é la sola potenziale deroga conquistata dalla Grecia e per la quale vi è un grado di indeterminatezza tale da prevederne l’oggetto principale delle future discussione ed incontri tra Atene e le ‘istituzioni’.

TUTTI CONTENTI DUNQUE ?

liga230215bA leggere la stampa tedesca o ad ascoltare i vari esponenti del governo greco sembrerebbe esservi una vittoria da entrambe le parti ma con la dovuta attenzione emerge però un dato di fatto essenziale, ovvero che la Grecia ha ufficialmente rinunciato a parlare di taglio o ristrutturazione del debito, in quanto si è impegnata (un termine scritto più e più volte nell’accordo) a non introdurre unilateralmente misure umanitarie e a non far marcia indietro sulle misure imposte dalla ex-Troika, ora definita ‘istituzioni’ (specie su pensioni, licenziamenti, ecc.), senza l’ok dei creditori.

Ed anche se tutti si dicono soddisfatti, è un compromesso che alla fine obbliga Tsipras a sottomettersi al volere dell’Eurogruppo e la proroga non è casuale, in quanto impone una direzione precisa ed apparentemente ineluttabile, almeno per i prossimi quattro mesi e salvo colpi di scena da qui a fine febbraio e questo perché la maggior spada di Damocle è ancora presente, essendo per la Grecia fissato tra luglio ed agosto il vero scoglio sul debito 2015, ovvero quando scadranno i 6,7 miliardi dovuti alla BCE. Solo a quel punto Tsipras ed il suo governo saranno chiamati a trattare davvero su condizioni e piani di ben più ampio e lungo respiro e la Germania dovrà finalmente mostrare quale tipo di Unione Europea vuol davvero realizzare e cosa quindi dovranno aspettarsi gli altri paesi periferici.

CONCLUSIONE

Atene si trova in una situazione economicamente irrecuperabile e la Grecia rappresenta oggi un problema da gestire all’interno dell’UE a livello politico e con un’importanza fondamentale, in quanto traccia lo spartiacque per la soluzione della crisi dell’intero debito europeo. Un fardello, quello greco, che lo stesso ex presidente della commissione europea Romano Prodi ha pubblicamente commentato in una recente intervista sul quotidiano tedesco Tagesspiegel in tale modo: “tutti sanno che la Grecia non ripagherà mai i suoi debiti” ed in merito ad una possibile soluzione ha poi affermato: “suppongo che la Grecia e i creditori riusciranno a trovare un compromesso che preveda ad esempio una proroga delle scadenze per i crediti o interessi ancora più bassi per i pagamenti. Ma questo non sarà altro che un piccolo cerotto su una grande ferita”. Parole che ben si adattano al reale valore dell’accordo finora raggiunto e decantato, nonché alle vere possibilità d’uscita da una gestione finanziaria insostenibile e che lo stesso ex capo della Troika in Grecia, il danese Poul Thomsen, aveva così tracciato in un suo recente discorso: “scusate, i nostri calcoli erano sbagliati. Abbiamo usato moltiplicatori scorretti. Non avevamo previsto che l’austerità avrebbe abbattuto i consumi e mandato a picco il Pil. liga230215dE avremmo dovuto ristrutturare i debiti molto prima”. Di fatto si è perciò deciso di fornire solo un pò di tempo alla Grecia, in attesa di poter avviare e mandare a regime il QE della BCE, ovvero quell’unico strumento in grado di sedare il mercato ed evitare che la volatilità esploda a dismisura quando si dovrà affrontare realmente il problema, senza continuare a calciare in avanti il barattolo. I prossimi mesi rappresentano quindi un limbo temporale in cui i mercati, grazie al sedativo della BCE, potrebbero rimane nella migliore delle ipotesi in una pausa priva di sofferenza ma senza quella gioia che in molti auspicano e nella peggiore delle ipotesi iniziare a non sopportarne più l’attesa, con tutte le conseguenze del caso, a maggior ragione osservando la distanza che si è creata tra l’andamento delle azioni europee e la previsione degli utili futuri, post annuncio QE.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.