GIAPPONE: la sfida lanciata al resto del mondo

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L’ANALISI Gli economisti “ortodossi” sono inorriditi da una ricetta keynesiana così aggressiva

GIAPPONE: la sfida lanciata dal primo ministro Abe al resto del mondo

La scossa giapponese è destinata a lasciare il segno e sarà da guardare con attenzione nel 2013

Il recentemente eletto nuovo ministro giapponese Shinzo Abe, ha deciso di avviare una nuova politica economia per uscire dalla crisi in cui il Giappone versa ormai da lungo tempo. Un terapia d’urto che vuol far uscire la terza potenza mondiale dalla “secche” in cui da decenni è arenata.

LA SVOLTA GIAPPONESE

Nei programmi del nuovo governo vi è un rovesciamento clamoroso dell’approccio alla crisi, in quanto ha annunciato un ampio programma di stimolo per l’economia, nonostante il gigantesco debito pubblico (ormai prossimo al 240% del Pil).

Il Sol Levante, ha dunque deciso di varare un piano di opere pubbliche e di investimenti in tecnologie e ricerca per circa 170 miliardi di euro, al fine di conseguire un aumento del tasso di crescita di circa il 2% annuo sull’inflazione e siccome da circa 15 anni l’economia nipponica è intrappolata nella morsa della deflazione, ha annunciato che la Bank Of Japan (BOJ) dovrà “creare inflazione”, attraverso il finanziamento del debito pubblico con moneta.

QUAL’E’ LA SCOMMESSA

Il nuovo corso economico, già ribattezzato “Abeconomia” è quello di tentare un cambio radicale di strategia, ovvero attuare una violenta terapia d’urto per riavviare un’economia che in termini di Pil nominale, è oggi ancora ferma al medesimo livello del 1992. E questo attraverso una ricetta non inedita e che in passato è già stata utilizzata ad esempio da Roosvelt per reagire alla crisi degli anni ’30, ma che però negli anni recenti ha trovato ben poche adesioni nel mondo come possibile soluzione alla crisi attuale. Per questo è fortemente osservata dai policymakers internazionali ed in particolare dall’Europa (Germania in primis), in quanto gli economisti “ortodossi” sono inorriditi da una ricetta keynesiana così aggressiva in un paese già ad altissimo debito pubblico. Buona parte della revisione al rialzo delle prospettive di crescita del Giappone è perciò basata su due elementi essenziali.

YEN DEBOLE

Svalutare lo yen, significherebbe non solo essere più competitivi nelle esportazioni e non a caso, è stato ufficializzato che la Toyota è ritornata al primo posto mondiale per le vendite di autoveicoli, ma consentirebbe al Giappone di raggiunge l’obiettivo di contrastare la deflazione. Una politica di indebolimento che appare già evidente dall’inizio dell’anno, almeno osservando la forte discesa del cambio dello Yen contro Euro o dollaro USA ma che logicamente innesca già le rimostranze di paesi quali Germania o Canada, nonché accentua la tensione commerciale con la Corea del Sud, suo principale competitor nell’area.

SPESA PUBBLICA

Questo punto, pone invece l’attenzione su una crescita indotta da un più ampio ricorso allo stimolo fiscale ed a politiche di maggior spesa per infrastrutture & co., tramite il supporto di acquisti di debito da parte della banca centrale. Un elemento che ha suscitato il monito dell’ormai uscente governatore della BoJ, Masaaki Shirakawa, in merito ai rischi di un aggressivo acquisto di titoli di stato, il quale, se non accompagnato da una disciplina fiscale, potrebbe portare a una perdita di fiducia sui mercati internazionali oltre al rialzo dei tassi di lungo periodo.

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PRO & CONTRO

Il Sol Levante sarà certamente un mercato da guardare con attenzione nel corso del 2013, date le potenzialità di possibili sorprese positive e questo sembra già trasparire dall’incoraggiante movimento del Nikkei, un rialzo che ha finora smentito i pronostici più negativi.

La scossa giapponese è perciò destinata a lasciare il segno. Se l’esperimento fallirà, potrà aprirsi un periodo “buio” per questa nazione, nonché una nuova falla nei fragili equilibri dell’economia mondiale. Se, invece, avrà successo e le politiche di Abe riusciranno a rianimare il gigante “addormentato”, allora il Giappone ridefinirà ancora una volta l’intero paradigma delle politiche economiche occidentali e potrà rivelarsi una scommessa vincente.

L’OCCASIONE

In quest’ultimo scenario, potrebbe quindi rivelarsi interessante l’investimento sulle aziende giapponesi, in primis verso quella più orientate all’export, perché beneficerebbero più di altre dell’indebolimento dello yen, nonché le società nel settore industriale e dei materiali perché trarrebbero vantaggio dagli investimenti in infrastrutture ed infine vi potrebbero anche essere ricadute positive nei settori più legati ai consumi interni a causa dell’aumento delle aspettative sulla crescita nominale. Per il risparmiatore, l’investimento in azioni giapponesi, semmai a cambio coperto per non perdere sulla valuta, potrebbe dunque rappresentare un “scommessa” fuori dal coro, che potrebbe rilevarsi vincente, a maggior ragione considerando che i principali investitori internazionali sono al momento sotto pesati su tale mercato.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari.

Per domande e chiarimenti potete scrivere a:rubens.ligabue@gmail.com

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