Finanziaria, debiti e gufi

benessere-gufo_980x571 Sebben che siamo gufi, paura non abbiamo e per questo scriviamo che la finanziaria e le ultime mosse del governo non ci piacciono. Non si costruisce il futuro aumentando i debito a carico dei nostri figli ed è quello che fa il governo, con una manovra in deficit per 17 miliardi di euro, per il 2016, oltre a spostare in avanti la copertura delle norme di salvaguardia. Non si aumenta la sicurezza, dando 80 euro al mese in più alle forze dell’ordine, in maniera indiscriminata,a chi sta sul campo, come a chi sta negli uffici. Forse sarebbe stato più opportuno fornire la polizia di attrezzature e mezzi. Se le auto non vanno, non potranno inseguire delinquenti e terroristi agitando gli ottanta euro. Forse, anziché dare 500 euro ai giovani per sviluppare la cultura, non si capisce quale, comprarsi un telefonino, un televisore, andare al cinema, sarebbe stato meglio investirli in un piano di assunzioni nello Stato, nelle Regioni o nei Comuni, nelle Università, di giovani italiani che lavorano all’estero, parlano le lingue e sanno usare un computer, cose sconosciute a molti dirigenti pubblici che a malapena sanno spedire una mail. Tutto questo pare clientelare, un po’ come le scarpe di Achille Lauro a Napoli, un modo neppure innovativo di comprare voti, la differenza è che invece di dare una scarpa prima e una dopo il voto, vengono date due scarpe subito, che saranno ritirate dopo il voto. Si parla di investimenti sulla crescita e alcuni ci sono, ma andrebbe investito tutto sull’ innovazione, perché la distribuzione a pioggia favorisce forse i consumi, ma non necessariamente imprese e prodotti italiani. Il taglio delle tasse sulle imprese e i salari, invece si. La manovra inoltre deresponsabilizza i Comuni, togliendo le tasse sulla casa e non migliora l’equità perché favorisce i benestanti. Togliere le tasse sulle prime case è popolare, ma oltre ai Comuni, deresponsabilizza i cittadini, se non pagano tasse per i servizi e il mantenimento dei loro beni, non li sentiranno propri. Così i beni comuni non sono di nessuno. Mancano i tagli, manca l’idea che uno Stato leggero è più efficiente e meno corrotto, manca insomma una visione che superi il contingente. Il nuovo Principe è sempre più volpe e sempre meno leone.

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