Europa. La luce in fondo al tunnel?

germania-europaLa situazione in Germania è un tema che si intreccia con i problemi di governance europee e con le soluzioni studiate per risolvere la crisi dei Paesi eccessivamente indebitati.

Ad un anno circa dalle elezioni la cancelliera tedesca non ha il mandato né per far saltare l’architettura costruita intorno all’Euro come valuta comune, né per fare effettivamente e concretamente “whatever it takes” per mettere in sicurezza in modo definitivo l’Eurozona.

Lasciare che la speculazione distrugga l’Euro e quanto è stato fatto in questi anni per arrivare ad un Blocco unico europeo sarebbe sicuramente una sconfitta non indifferente per la Merkel, che tuttavia continua con la sua politica euripea ondivaga.

L’impressione è che la Germania si trovi a suo agio in questa situazione, da un lato si finanzia a costo zero, dall’altro sostiene i suoi interessi come nel caso degli aiuti alla Grecia, che sono una manna per le banche tedesche piene zeppe di obbligazioni elleniche. Tuttavia, fare il “whatever it takes” per mettere in sicurezza l’eurozona e mantenere tutti i paesi all’interno dell’Euro significherebbe andare al di là del suo mandato politico attuale concedendo agli alleati Europei misure quali la concessione dello status bancario al fondo ESM e la possibilità di finanziarsi presso la Bce per acquistare sul mercato i titoli di stato dei Paesi più indebitati.

Il prossimo step potrebbe essere quello di arrivare ad un compromesso che metta in sicurezza l’Eurozona per i prossimi 12 mesi, senza tuttavia stravolgere lo status quo attuale della governance europea. Intanto, questi giorni si stano caratterizzando per i numerosi incontri ad a ad alto livello (Geithner da Schauble, tour europeo di Monti con tappa in Finlandia, Draghi-Weidmann), che hanno l’obiettivo di smussare il maggior numero di ostacoli ai provvedimenti da varare, probabilmente con l’auspicio di rendere le decisioni il più unanimi possibile. Possiamo ipotizzare che la mossa della BCE sarà probabilmente un mix di misure atte a fornire ulteriore liquidità al sistema bancario, visti i problemi che stanno passando le banche spagnole, ed a ottenere una riduzione dello spread di Italia e Spagna, ma dal punto di vista dei mercati l’intervento fondamentale sarà il riavvio dell’acquisto di bond governativi dei paesi in difficoltà.

Da non dimenticare che nei giorni precedenti alle dichiarazioni di Draghi il Governatore della Banca Centrale austriaca, aveva avanzato la possibilità di dotare di licenza bancaria il futuro fondo salva Stati ESM. Quest’ultima soluzione amplierebbe fortemente la potenza di fuoco del fondo, che in attesa del via libera della Corte Costituzionale tedesca (decisione in programma il 12 settembre), dovrebbe appunto essere sostituito temporaneamente in agosto dalla BCE e dal già esistente fondo EFSF (secondo alcune ipotesi la prima acquisterebbe sul secondario ed il fondo sul primario). Si tratta comunque di una soluzione che allo stato dei fatti rimane ancora poco probabile perché difficilmente potrà essere l’oggetto del compromesso con la Bundesbank che su questo punto ha espresso ferma e chiara opposizione.

Se guardiamo alla bassa velocità di crociera dell’economia americana (+1,5% il PIL nel 2Q) e alle ombre che giungono dal resto del mondo, è probabile una nuova tornata di politiche monetarie non convenzionali, e tra i membri del FOMC è già in corso un forte dibattito.

La nota positiva è il riemergere della volontà politica nell’affrontare la crisi e questo è un fattore positivo sul medio periodo.

Tuttavia, da qui a soddisfare pienamente le cresciute aspettative dei mercati, soprattutto di quelli azionari, il passo è tutt’altro che scontato: sarà fondamentale verificare l’efficacia concreta delle decisioni della BCE, tenendo presente che per la Grecia sembra difficile trovare una soluzione indolore e la situazione spagnola è obiettivamente critica, senza dimenticare uno stato dell’economia tutt’altro che brillante anche al di fuori dall’Europa.

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