Effetto zirp, tutto ok finchè non arriverà il bang

ZIRP and MosesMolte obbligazioni sono ormai prossime al limite fisico di rendimento zero.

L’incondizionata fiducia verso il sostegno delle banche centrali è ora il maggior rischio

I mercati finanziari continuano a muoversi in un contesto oggettivamente atipico, dove al perdurare delle crisi politiche e finanziarie dell’a re a euro, si uniscono i primi segni di debolezza dell’economia americana e di quella cinese, i cui dati di PIL sono emersi sotto le attese, ed in cui non vi è alcuna penalizzazione dei mercati stessi, come evidente dai recenti massimi storici dell’indice S&P500 o dalla corsa alla sottoscrizione delle emissioni obbligazionarie più disparate, come l’ultima quotazione di un bond del Ruanda.

E’ già, la politica del tasso zero delle banche centrali, sta consentendo anche ad un tale paese, tristemente celebre per il genocidio del ’94, di proporsi per la prima volta sul mercato obbligazionario internazionale e di ricevere un domanda superiore di ben 8 volte l’offerta, per il suo bond decennale al 6,875%. Un vero successo, che però dovrebbe evidenziare il paradosso generato dalle banche centrali.

L’EFFETTO ZIRP

Lo politica dei tassi a zero, definita ZIRP (zero interest rate policy), unita al fiume di liquidità che continua a riversarsi nel sistema finanziario mondiale, stimabile tra le varie politiche delle banche centrali, in oltre 150/200 miliardi di dollari al mese, sostiene la crescita del prezzo di qualunque attività finanziaria, purché offra un minimo di rendimento: dalle obbligazioni governative europee dei paesi periferici a quelle dei paesi emergenti più sconosciuti, dai titoli “spazzatura” high yield alle azioni ad alto dividendo ecc., in quanto la mentalità degli investitori in questo momento è decisamente risk-on, un atteggiamento indotto dall’attuale politica monetaria lassista che rischia di portare ad un aumento dei prezzi degli asset ingiustificabile con la realtà economica.

ASCESA DEL RISCHIO

Se osserviamo con attenzione i dati, è facile notare che ormai molte emissioni obbligazionarie sono prossime al loro limite “fisico” di rendimento zero, in seguito al furioso aumento delle quotazioni dei prezzi di molti titoli, nonché le quotazioni di molte azioni, considerate “interessanti” dagli analisti, sono condizionate dall’aspettativa di dividendi futuri stimati sui massimi attuali o addirittura in crescita (seppur i dati economici evidenziano un quadro differente) ma questo non sembra un problema per i risparmiatori/investitori affamati di rendimento e che proseguono come una mandria di gnu del Serengeti, nel far affluire capitali in settori un tempo solo “marginali” e per addetti ai lavori o in mercati i cui fondamentali non giustificherebbero un tale afflusso ma che prima o poi dovranno scontrarsi con i tanti coccodrilli nascosti nell’indistinguibile fiume di liquidità generato.

FIDUCIA ASSOLUTA

“E per fortuna!”, ribadiscono molti money manager nel sostenere le perduranti politiche monetarie, una fiducia quindi incondizionata verso le banche centrali perché l’incora ggiante dinamica della crescita mondiale osservata in autunno ha ormai lasciato il posto a un clima molto meno vivace. Ma come insegna la teoria economica, è proprio la natura volubile della fiducia stessa che può minare all’improvviso la sostenibilità e l’indefinita ascesa dei corsi.

IN ATTESA DEL BANG

Come sempre, il timing esatto può essere molto difficile da indovinare ed una crisi che potrebbe sembrare imminente a volte può richiedere molto tempo prima di esplodere, ma più lungo sarà il posticipo e maggiore sarà la deflagrazione. E’ nella natura degli esseri umani il pensare che una tendenza in atto continuerà a funzionare e che la situazione non potrà diventare poi così negativa. Il trend è il vostro amico dice un noto detto borsistico e perciò si tende a proseguire negli investimenti che nel recente passato hanno generato più rendimento… almeno fino a quando tutto ciò non cambia.

ACCETTARE L’INFLAZIONE

Ogni tanto però sarebbe il caso di fermarsi e valutare che, quando il rendimento cedolare e/o da dividendo per i paesi e per le aziende con fondamentali “sani” è prossimo allo zero virgola o comunque sotto l’inflazione e molti strumenti molto meno in salute stanno perseguendo analoga traiettoria, forse bisognerebbe ridurre la ricerca spasmodica di rendimento in asset class speculative, ed accettare consapevolmente e temporaneamente che può essere meglio non proteggersi da qualche punto di inflazione piuttosto che corre rischi spropositati per batterla.

EVITARE LE TRAPPOLE

Pagare caro titoli azionari per utili futuri che potrebbero anche non arrivare mai, oppure obbligazioni per rendimenti cedolari considerati “elevati” ma che potrebbero non rimborsare, soltanto perché siamo in un contesto artificiale generato dalle banche centrali, non dovrebbe apparire più ragionevole, in quanto il rischio non è più proporzionato al rendimento conseguibile. La fonte principale dei guadagni è ora sempre più legata alla sola speculazione al rialzo dei prezzi e conseguente ai flussi di liquidità in cerca di rendimento. La fiducia incondizionata verso il sostegno illimitato delle banche centrali potrebbe prima o poi doversi scontrare con una celebre massima di Warren Buffet: “qualunque cosa che non possa continuare per sempre prima o poi finirà”. FOCUS Hindenburg Omen sul mercato azionario USA

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. 

Per domande e chiarimenti potete scrivere a: rubens.ligabue@gmail.com

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