by George Stern • • Commenti disabilitati su Economia Statunitense
I dati sul PIL per il primo semestre hanno confermato che il percorso di crescita dell’economia americana si è significativamente scostato dalle aspettative, con il massimo impatto dell’austerità fiscale accusato già tra il 4Q 2012 ed il 1Q 2013 ed un progressivo miglioramento nel 2Q. Il tasso di crescita su base annua nei primi sei mesi dell’anno è rimasto comunque un modesto +1,8% e non altera la nostra aspettativa di più intensa accelerazione nel corso del secondo semestre, anche se il raggiungimento del target di crescita della Fed del 2,5% per l’intero anno appare improbabile.
La crescita del PIL nel 3Q dovrebbe rallentare verso il 2% dal +2,5% del 2Q (che probabilmente sarà rivisto ancora al rialzo). I dati di luglio sui consumi, gli ordini di beni durevoli, la bilancia commerciale ed il mercato immobiliare sono risultati inferiori alle attese ma sono stati mitigati dalle vendite di auto ad agosto (nuovi massimi dal 2008) e dalla forza degli indicatori di sentiment, in particolare l’ISM Manifatturiero, dove il significativo miglioramento del rapporto tra nuovi ordini e scorte (uno dei migliori leading indicator per l’economia USA) punta ad una significativa accelerazione del settore industriale americano negli ultimi mesi dell’anno.
Nonostante la creazione mensile media di posti di lavoro non agricoli negli ultimi 3 mesi sia scesa dalle 200.000 unità dei primi mesi dell’anno a 150.000 di agosto, le condizioni generali del mercato del lavoro rimangono buone, come indicano i nuovi minimi dall’inizio della ripresa segnati dalle richieste di sussidi disoccupazione ed i valori elevati della componente occupazione dell’ISM Non Manifatturiero
La discesa più rapida del previsto del tasso di disoccupazione sta spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasuries ed il mercato interbancario sta ora prezzando per il 2014 e 2015 tassi superiori alle previsioni della Fed quando la stessa Banca Centrale non prevede di modificare i Fed Funds prima della fine del 2015. Questo si ripercuote in una restrizione delle condizioni finanziarie i cui effetti negativi sull’economia dovrebbero essere compensati dal lento venir meno dell’austerità fiscale e dal miglioramento generale del ciclo economico, ma che richiedono un attento monitoraggio da parte della Banca Centrale, soprattutto perché il tasso di disoccupazione è notoriamente distorto al ribasso dalla discesa del tasso di partecipazione alla forza lavoro. Il settore immobiliare in particolare sta dando segnali di affaticamento, nonostante i fondamentali di domanda e offerta di case rimangano positivi.
L’uscita di Lawrence Summers dalla corsa per la nomina a successore di Bernanke a capo della Federal Reserve rimuove un rischio importante per la conduzione della politica monetaria USA, soprattutto se la candidatura di Janet Yellen, una delle ideatrici dell’attuale linea di policy, dovesse tornare in testa alle preferenze della Casa Bianca e del Congresso.
Mentre la possibilità di un intervento militare in Siria rimane sullo sfondo, anche se non sembra più imminente, il confronto politico dovrebbe accendersi sul rinnovo dell’autorità di spesa del Tesoro (entro il 30 settembre) e sull’aumento della soglia massima di debito pubblico (seconda metà di ottobre). Anche se una certa volatilità è possibile intorno a questi eventi, l’austerità fiscale continuerà ad attenuarsi nei prossimi trimestri supportando il nostro outlook positivo per l’economia americana.
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