E se Atene uscisse dall’Euro?

Alzi la mano chi ha capito su cosa sarà incentrata la prossima manovra finanziaria del governo italiano. Dopo una settimana di giravolte siamo da capo, e ancora devono mettersi d’accordo. Tante idee, tutte confuse, ma uno scopo preciso. Far contenta la BCE, che sta comperando BTP da tre settimane, per calmierare lo spread in ascesa dei nostri titoli di debito pubblico. Riusciranno i nostri eroi ad approvare la terza manovra finanziaria dell’anno? In Europa, intanto, sono tutti arrabbiati con la Merkel per i suoi tentennamenti; Eurobond no, innalzamento ESFS (fondo salvaStati) sì, Ministero delle Finanze europeo sì, unione politica no e via di questo passo. Negli Stati Uniti, Ben Bernanke, annuncia qualcosa, non si sa bene cosa, ma ha detto che sarà quel qualcosa che servirà alla crescita. E’ quasi il “pronti e via” per il terzo giro di allentamento quantitativo (QE3), cioè la FED, che inonda i mercati di liquidità? Tuttavia, c’è ancora incertezza. Cerchiamo di tirare le fila degli avvenimenti. Pare che tutti aspettino qualcosa, il governo italiano per picchiare come un fabbro, la Germania per imporre la sua linea all’Europa e la FED prima di fare ciò che sa far meglio, cioè dare il via al suo programma di allentamento monetario. Se parte il QE3, il dollaro ne soffrirà parecchio, quindi il momento migliore per lanciare il nuovo programma potrebbe essere quando capiterà qualcosa di spiacevole all’Eurozona, che deprimerà l’euro compensando così gli effetti del QE3 sulla valuta americana. Le ultime news dal Peloponneso parlano di incarichi ad avvocati americani e di problemi riscontrati dalla troika (Ue, Fmi e Bce), questa settimana ad Atene per discutere l’erogazione della prossima tranche di aiuti finanziari. Si sta pensando di allentare i target fiscali stabiliti dal piano di salvataggio. Nel mentre, la Finlandia chiede una garanzia (collaterale) di 500 milioni di euro in cambio del via libera a versare la quota spettante di aiuti per 1.400 milioni di euro. Se passa la linea dei nordici, chi impedirebbe agli altri paesi dell’eurozona di chiedere la medesima cosa? Intanto, il FMI e la BCE si azzuffano perché la prima ha divulgato una ricerca, che stima in 200 miliardi di euro l’ammanco di capitali per le banche, a causa delle perdite sui bond dei paesi periferici e la seconda contesta la validità della ricerca. Anche il direttore generale del FMI, la francese Christine Lagarde, aveva subito, in settimana, le critiche dei governi europei, dopo aver richiesto una capitalizzazione obbligatoria per le banche. Michael Kemmer, direttore dell’associazione delle banche tedesche (BdB) dice, invece, che le banche sono ben capitalizzate e si è opposto ai piani dell’EBA (European Banking Authority), che voleva usare il fondo di salvataggio europeo EFSF, per sostenere le banche. E gli stress test recenti, che hanno promosso quasi tutte le banche? Ma il dato più brutto è quello sui depositi delle banche presso la BCE, ai massimi delle ultime due settimane. Se, come nel 2008, le banche smettono di prestarsi i soldi tra loro, preferendo la bassa remunerazione dell’istituto centrale europeo, la situazione è veramente seria. Mancando l’unità politica e finanziaria dell’Europa, si è ricorso a misure tampone, che stanno facendo acqua da tutti i buchi. Cosa farà ora la Grecia, se i meccanismi di aiuto si dovranno fermare, per andare in soccorso di paesi più grandi come l’Italia e la Spagna? Farà le dure riforme necessarie a rimettere i conti in sesto, o uscirà dall’euro?

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