E’ in arrivo l’atteso storno dei mercati azionari?

standard poor borsa usa1-300x212L’ANALISI Maggio, quarto mese peggiore degli ultimi 20 anni per i rendimenti dei titoli di Stato

Dopo il crollo dell’oro e la discesa dei bonds, è da attendersi il ribasso azionario

I l mese da poco concluso, come riporta un recente report di Pimco, è stato il quarto mese peggiore degli ultimi vent’anni per i rendimenti dei titoli di stato. La paura ed i dubbi sul possibile ridimensionamento (solo paventato) del QE da parte della FED, uniti ai primi effetti collaterali della Abenomics sui bond giapponesi, hanno scatenato un brusco crollo delle quotazioni che, abbinato ad un incremento della volatilità, ha colpito indistintamente i mercati obbligazionari globali.Un tonfo che tanti risparmiatori avranno visto prevalentemente contabilizzarsi solo in questi primi giorni di giungo. Discese in genere comprese tra quasi un -2% dell’indice delle obbligazioni governative globali ad oltre il -5% nel caso dell’indice dei bond emergenti in valute locali.

ADDIO “SAFE HAVEN”

Gli ultimi tre mesi, sono stati per i risparmiatori più prudenti dei veri e propri banchi di prova per il loro stress. A marzo con il caso Cipro è stato tolto il velo alla “pseudo sicurezza” dei depositi bancari, ad aprile il bene rifugio per eccellenza, ovvero l’oro è precipitato clamorosamente e con se ha trascinato anche buona parte delle commodity e nel mese di maggio è toccato alle obbligazioni “core” Treasury, Bund & co., i cui movimenti al rialzo dei tassi hanno fatto scendere l’intero mercato obbligazionario globale, nonché hanno innescato un disordinato movimento su buona parte delle valute emergenti ma anche di valute percepite come “pregiate” e difensive, quali il franco svizzero, la corona norvegese ed altre, fino al deciso calo del dollaro contro euro degli ultimi gior ni.

E’ VERO ADDIO?

Sì e no. No, se gli investimenti effettuati nei “safe haven” sono stati ben diversificati in base a sani principi fondamentali, ovvero depositati su banche affidabili, prestati a Stati in grado di rimborsare, convertiti in valute di paesi economicamente forti ecc., in quanto il reale valore di tali asset permane e ritorna in equilibrio nel caso in cui fossero stati “scaricati” per fattori più contingenti che reali. Sì, se invece consideriamo tali movimenti un ritorno a quel rischio (inteso come volatilità) che negli ultimi tempi era stato narcotizzato dalle manovre delle banche centrali. Quello che da tempo riportiamo in questa rubrica del risparmio è probabilmente un ritorno alla “quasi” normalità, ovvero ad un possibile inizio di risveglio da quella “droga” monetaria che ha alterato il rapporto rischio/rendimento in molte asset class d ‘ i nve s t i m e n t o.

QUALI RISCHI

Quello che sta accadendo non deve perciò essere inteso come l’abbandono di tutte le strategie “difensive” citate, bensì potrebbe essere da considerare come un possibile pre alert per quelle ben più speculative, in quanto se davvero i rendimenti dei governativi con fondamentali economici più sani e sicuri rialzassero di molto i loro rendimenti è ovvio che, dopo una prima fase più o meno ampia di oscillazione dei corsi, sarebbero questi ultimi ad attirare l’attenzione ed i flussi di capitale degli investitori istituzionali. E con ciò, ad innescare una vera svendita di tutte le principali asset class speculative, dai bond emergenti a quelli corporate, da quelli high yield fino alle azioni.

POSSIBILE SELL-OFF

Nel caso in cui perdurasse realmente un rialzo dei rendimenti globali ed in particolar modo se si ritenesse plausibile un repentino innalzamento dei tassi nel mercato obbligazionario americano, allora il vero rischio di shock non sarebbe nei “safe haven” (in parte già avvenuto con tali discese) bensì negli asset più rischiosi, in quanto se banalmente osserviamo il grafico allegato, in cui è rapportato il dividend yield

RISPARMIO, I CONTI IN TASCA

L’autore della rubrica La pagina settimanale del lunedì “Risparmio, i conti in tasca”, è a cura del nostro consulente Rubens Ligabue, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a rubens.ligabue@gmail.com. dell’indice S&P500 al rendimento dei Treausury decennali, non dovrebbe apparire così strano se, ad un certo punto, gli investitori istituzionali decidessero di alleggerire l’investimento azionario in quanto non più ritenuto adeguato al premio di rischio, figuriamoci se salissero ancora a tassi pre Lehman e nell’ordine de 3,5-4%. Cosa potrebbe accadere alla borsa americana ? Sarebbe a dir poco un forte shock e se lo S&P500, locomotiva dei mercati azionari deragliasse, anche gli altri seguirebbero a ruota, insieme a tutte le attività speculative più pompate negli ultimi anni.

COSA ATTENDERSI

Logicamente le banche centrali sono ben consapevoli che il sistema finanziario ha raggiunto una tossicologica dipendenza dalle loro politiche monetarie ed é esposto a reazioni sempre più eccessive in caso di eventuali aggiustamenti nelle loro politiche. Perciò il gran can-can di queste ultime settimane sulla exit-strategy di FED & co., potrebbe facilmente rientrare grazie ad un deciso ma non catastrofico rintracciamento dei mercati azionari. Una discesa degli asset più rischiosi, come le azioni, riporterebbe nuovamente il focus su Treasury & co., alleggerendo così la pressione al rialzo dei rendimenti, nonché giustificherebbe un perdurare ad oltranza delle politiche di QE. In un tale scenario la Fed potrebbe quindi più facilmente mantenere i tassi su livelli molto bassi e più a lungo di quanto previsto dal mercato, nonché la banca del Giappone e la BCE probabilmente potrebbero seguirla continuando con una politica monetaria agg ressiva.

COSA FARE

Se tale scenario è ritenuto plausibile, allora il risparmiatore potrebbe considerare l’attuale contesto in ottica contrarian, ovvero decidere di alleggerire maggiormente le “risk asset class” a favore di bond governativi di paesi sviluppati o emergenti con “sani” fondamentali, possibilmente con duration non eccessiva, così da non rischiare un timing d’acquisto troppo frettoloso. Nel caso in cui la svendita dei bond USA proseguisse invece a “rotta di collo”, allora lo scenario diverrebbe realmente catastrofico per i mercati finanziari ed i “safe haven” ritornerebbero decisamente alla ribalta, oro in primis. Quello che accadrà nel breve termine dipenderà molto dall’umore degli investitori e dalle azioni/parole delle banche centrali, una situazione che logicamente riporta al centro la gestione dell’emotività e del rischio, ovvero due elementi che sembravano da mesi sedati ma che da ora in avanti devono nuovamente essere ben governati dal risparmiatore e dal suo eventuale referente negli investimenti.

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