Dove vanno i mercati

Le prospettive dell’economia mondiale continuano a rappresentare la principale fonte di preoccupazione per gli investitori. Le previsioni di crescita delle principali economie industrializzate sono inferiori alle stime, a causa degli effetti depressivi delle manovre, tese a ridurre gli ingenti livelli del debito pubblico e privato. L’aggravarsi del quadro della crescita e la debolezza dei mercati azionari non fanno che acuire il problema. Le stime per il Pil di tutti i paesi industrializzati sono in ribasso, in considerazione dell’impatto dei tagli al settore pubblico. Una delle conseguenze di questo ribasso potrebbe essere un taglio dei tassi di interesse da parte della Bce, addirittura durante quest’anno. E’ presumibile che alla luce di questa crescita stentata e di un’inflazione debole, si possa avere una riduzione del tasso pari all’1%. In questo quadro i tagli degli investimenti si sono spostati verso i settori anticiclici: sanità, beni di consumo primari e telecomunicazioni, con un focus sulle società migliori, quelle caratterizzate da bilanci solidi, dividendi costanti e sostenibili. Viceversa vengono puniti i settori finanziario e bancario, in particolare. Anche per il settore dell’energia è prevista una sostanziale tenuta delle quotazioni, perché molti colossi faticano a reperire nuove riserve e comunque ciò avviene a costi crescenti, anche se la domanda, pur rallentando, non é caduta. L’avversione al rischio ha portato le quotazioni azionarie a livelli poco distanti dai minimi post-Lehman. Pertanto la situazione potrebbe anche migliorare, se i governi adottassero politiche efficaci e tempestive, soprattutto sul caso greco: un piano che implicasse un default pilotato e l’estromissione della Grecia dall’Eurozona costerebbe meno di quanto stia costando l’attuale incertezza. Ove non si riuscisse a controllare la situazione, sarebbe necessario soccorrere i paesi di frontiera: Spagna ed Italia e molte banche. Operazione che richiederebbe quell’ unità politica, finanziaria e fiscale, che manca ora. Il ché rende prudenti gli investitori, sia sugli investimenti azionari che sulle obbligazioni statali e bancarie.

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