Crisi greca: prima il denaro o il cammello?

get-7-2011-almlf com swemwgf8 Siamo all’ultima manche di una battaglia, nell’eterna guerra fra virtuosi e viziosi dell’Europa monetaria: il parlamento greco in tumulto decide se dare il suo ultimo cammello alla Merkel prima di avere il denaro della salvezza dall’Europa, mentre Atene è in fiamme, in piena rivolta sociale. A Bruxelles si discute su quale sarà il livello del debito ellenico fra vent’anni, mentre è da due anni che si tentenna sulle decisioni da attuare e le azioni da intraprendere per contenere gli effetti del buco di bilancio greco.

Se a Bruxelles tedeschi e francesi continuano a tentennaree minacciare, chiedendo ai greci il cammello della vita prima di aprire il portamonete- come se loro nulla centrassero in questa triste vicenda di inganni ed errori – a Francoforte c’è per fortuna un italiano che agisce per rendere più dolce il presente e meno amaro il futuro, dei greci e degli europei. Se solo a Bruxelles tentassero di fare altrettanto, se solo si facessero capaci degli errori commessi, si renderebbero conto che il debito della Grecia fra vent’anni sarebbe stato esponenzialmente inferiore se si fosse agito due anni fa, ai primi sintomi del noto malessere, e che forse non sarà quello che oggi si crede, se si sarà in grado di agire oggi anziché domani.

Dare oggi il denaro che serve alla Grecia per salvarsi e forse ripartire significa semplicemente darsi la possibilità di ottenere più cammelli dalla Grecia domani, per meglio ripagare il denaro anticipato oggi dalla comunità europea. Poiché finalmente anche la Merkel, dopo mesi di stop and go e di moniti alla tedesca maniera, ha capito che il default della Grecia sarebbe un disastro per la Germania prima che per l’Europa e che quindi la Grecia va salvata ad ogni costo – altro che moniti e minacce alla franco-tedesca – ogni giorno di ritardo in più nell’erogazione del denaro significa riduzione del numero di cammelli da ottenere nei prossimi anni dal governo ellenico, posto che il rischio è quello di avere un cammello smagrito oggi (l’ultimo rimasto al popolo greco) per non averne altri domani, se si continua su questa strada. Dovrebbero saperlo, a Bruxelles, che il deficit ed il debito futuri della Grecia dipendono anche dall’azione dell’Europa, nell’immediato e anche negli anni a venire.

Ogni euro dato oggi alla Grecia pesa infatti come un macigno sul pil e sul debito ellenico fra vent’anni, è la legge dei bilanci e della leva sul debito di uno stato che ce lo insegnano. Poiché così è, anziché perdere tempo e lucidità nel litigare fra denaro (finanziamenti alla Grecia) e cammello (sacrifici della Grecia), meglio sarebbe rendersi conto una volta per tutte che saranno proprio gli aiuti alla Grecia a permettere al popolo Greco di ripagare il debito con l’Europa, cosa che potrà avvenire giorno per giorno, grazie ad una stretta interazione fra greci ed europei, così che quel rapporto debito/pil possa diventare un obiettivo da raggiungere nel tempo, piuttosto che una paura futura, da annientare oggi, a tutti i costi. Dopo gli immani errori del passato remoto e gli errori altrettanto gravi del passato più recente e del presente, che hanno portato a questa situazione catastrofica, è impensabile immaginare che la crisi greca possa essere risolta a tavolino in una manciata di nottate al tavolo da poker dei potenti, ove è in gioco la vita della gente. Questa vita è qualcosa di ben diverso dalla massa monetaria, dall’inflazione e dalla bilancia commerciale, gestire questa gente come fosse un indicatore economico e finanziario è l’aberrazione della politica, è la morte della democrazia.

Allo stesso modo, i tempi e le reazioni della gente non sono quelli dell’inflazione e dei tassi di interesse europei rispetto ai diktat franco-tedeschi. La mala gestio della crisi greca, anche in questa fase patologica, fa capire quanto sia importante generare una Europa fondata sull’amore e la responsabilità dei popoli e non sulla paura dell’inflazione o del debito. Se si guarda alla crisi greca da questo punto di vista, si comprende come il necessario rigore non possa soffocare l’indispensabile rispetto per il popolo greco.

Se si ragiona della crisi greca da questa prospettiva, si arriva alla conclusione che è possibile salvare la Grecia salvando il popolo greco e con esso quello europeo, prendendosi un po’ di tempo in più nel rispetto delle esigenze e delle posizioni di tutti. Stando infatti ai numeri ed alle ragioni di questa crisi, tenuto conto che il buio pesto è alle spalle e si comincia ad intravedere un piccolo barlume di luce all’orizzonte, si capisce bene che i fondi europei a disposizione sono più che sufficienti per dare alla Grecia la possibilità di guadagnarsi nel tempo una nuova fiducia da parte dei popoli europei, senza colpire al cuore le popolazioni che stanno pagando il prezzo di errori politici, anche tedeschi e francesi.

E allora c’è da chiedersi il perchè di tanta fretta, il perchè di tanta cattiveria. Sarebbe brutto accorgersi col senno di poi, quando parleremo di una crisi alle spalle e di una Grecia pronta a ripartire, che in realtà qualcuno aveva tentato di mettere il dito nella piaga delle sofferenze del popolo ellenico, mosso dalla voglia di dare lezioni e sanzioni piuttosto che dal desiderio di salvare l’Europa limitando il costo sociale di questa salvezza, facendo finta di dimenticare gli errori e le responsabilità del passato.

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