Crisi Greca: il silenzio dei colpevoli

image thumb11Il silenzio dei colpevoli fa rumore: incredibile come la politica italiana ed europea possa essere capace di un silenzio che urla, a fronte della tragedia che ha colpito i risparmiatori traditi dall’investimento nei titoli emessi da uno stato (oramai presunto) dell’Unione Europea, che con l’unità e le sorti dei popoli europei ha evidentemente ben poco a che vedere, rebus sic stantibus.Si fa tanto parlare di fondi salva-stati, davvero non si riesce a comprendere come mai non si possa istituire un fondo europeo salva-risparmiatori – traditi dal disastro delle finanze greche e della politica non-politica europea – che fra l’altro sarebbe di entità irrisoria rispetto alle centinaia di miliardi messe sul piatto da Bruxelles per preservare gli stati europei dalla catastrofe debitoria, che pare apparire e scomparire a seconda dei quotidiani umori dei mercati e della politica, mentre certa è la fregatura per i bondholder greci, laddove probabile sembra quella dei bondholder spagnoli, portoghesi ed irlandesi. Tutto questo mentre giornali e televisioni d’apparato vogliono farci intendere che il debito pubblico sia un problema degli stati, quando invece è, essenzialmente se non esclusivamente, un problema dei popoli che si trovano a pagare il conto salato di quei debiti e delle politiche forsennate ed insensate che li hanno generati.

La crisi del debito pubblico colpisce infatti i popoli, in modo letale, sia come contribuenti che come risparmiatori: da una parte aumentano le tasse a carico dei cittadini per far fronte a decenni di sbagli ed abbagli delle politiche nazionali ed europeee, dall’altra sono messi a repentaglio i risparmi che la gente d’Europa ha creduto a suo tempo di mettere al sicuro, investendo in titoli di debito emessi dai solvibili stati dell’Europa dei bei tempi che furono, con la garanzia della moneta unica. Garanzia che si è rivelata evidentemente tale per gli stati, ma non per i popoli, in assenza di una politica comune europea. Per altro verso, il ripudio del debito da parte di uno stato “solvibile” dell’Unione Europa – con il beneplacito assenso di tutta l’Unione – ha stravolto per sempre il rapporto di fiducia esistente fra cittadini-risparmiatori e stati-debitori, innescando un conflitto profondo fra apparati di stato e corpi della società. Rientrando poi nei confini del nostro ordinamento, non si può pensare che il risparmio sia costituzionalmente garantito solo quando ad infrangere le regole siano istituzioni e soggetti privati.

Se, anzi, il risparmio viene tradito a causa di responsabilità pubbliche e quindi politiche, la politica è a maggior ragione chiamata a prendersi le sue responsabilità per sanare il danno doppiamente arrecato, per le ragioni spiegate, ai cittadini-risparmiatori. Chi vuole quindi inserire in Costituzione il pareggio di bilancio, non dimentichi che il risparmio privato è costituzionalmente sacro anche quando a profanarlo sono l’Europa e gli stati che ne fanno parte. Che non sia quindi il silenzio l’ultima parola della politica, italiana quanto europea, sul tradimento consumato dall’Europa Monetaria a danno di questi cittadini-risparmiatori.

Checchè ne dica l’Establishmnet, il debito degli stati è un problema dei popoli, prima che dei governi. Se ci sono state buone ragioni per costituire fondi salva-stati, ci sono certamente ottime ed improcastinabili ragioni per istituire fondi salva-risparmiatori, traditi dalla fiducia risposta in quegli stati. Stati e cittadini lo tengano ben presente, per agire di conseguenza. Nessundorma.

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