Cresce l’aggressività delle banche centrali

13112013aL’ANALISI Non è saggio raccogliere monete da dieci centesimi di fronte ad un rullo compressore

I mercati azionari brillano seppur non vi sia crescita reale dalla fornitura di moneta

E’ ormai arrivato il momento di porsi alcune domande, su dove siamo e dove potremmo arrivare, dopo l’ultimo taglio dei tassi operato dalla BCE di Mario Draghi e con il quale si è ormai prossimi al limite fisico dei tassi zero, essendo arrivati al minimo storico dello 0,25%. Un valore che ora è allineato ai tassi della banca centrale USA e vicini a quelli del Giappone. Quanto fatto giovedì è certamente stata più un’azione per indebolire l’euro, che non un ulteriore aiuto ad un mondo ormai inondato di liquidità a basso costo. Ma appare ormai evidente che in questi anni post fallimento Lehman Brothers, i responsabili delle banche centrali hanno strappato il libro delle regole e deciso di fare delle cose che non avevano mai provato a fare prima per evitare un grosso collasso deflazionistico in stile depressione anni ’30 e dal 2009 hanno trasformato l’approccio shock del primo Quantitative Easing (stampa di moneta), volto a fornire in una prima fase quei soldi mancanti e necessari per sostenere il troppo debito creato prima della crisi, in una strategia inusuale e dagli esisti ignoti e basata su tassi zero per lungo tempo e liquidità illimitata al sistema finanziario, con la convinzione o forse meglio dire la speranza che l’economia reale potesse beneficiar ne. COSA ACCADE Le banche centrali hanno abbandonato da tempo i tradizionali principi di politica monetaria a favore di una nuova ortodossia basata semplicemente su stampare, comprare e sperare che prima o poi arriverà anche la crescita e se gli acquisti aggressivi di asset messi in campo nella prima fase della crisi su quel debito tossico legato ai mutui (Fannie Mae e Freddie Mac) e poi su quello degli Stati con i vari e successivi QE globali non hanno portato a quella forte ed auspicata crescita necessaria a riassorbire l’enorme debito creato, si è ormai consapevoli che ora l’aggressività e la posta in gioco di FED, BOJ, BOE, BCE ecc. si è alzata ulteriormente ed è passata all’ultima e più disperata scelta, ovvero fare salire i corsi azionari. E’ ormai evidente che l’eccesso di liquidità rappresentato da denaro creato al di là delle esigenze dell’economia reale ha il solo scopo di produrre un effetto “ricchezza” con il quale si spera di stimolare il consumo privato. Le banche centrali sperano dunque in un recupero in extremis, gonfiando i prezzi degli asset, così da far sentire coloro che investono in azioni più ricchi e quindi più propensi a spendere il loro denaro.

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L’EFFETTO REALE Peccato però che, se analizziamo i reali effetti di questa “ricchezza” di carta, non appaiono effettivi contributi alla creazione di posti di lavoro stabili o ad economie in forte crescita, bensì appare il solo effetto di aver creato maggiore ricchezza per chi era già ricco (nonché per le banche). Lo stesso Bill Gross, famoso e noto gestore di Pimco, ha nella sua ultima newsletter ammesso che, in questi anni, la ricchezza di quel 1% di popolazione rappresentativa dei Paperon de’ Paperoni è derivata dalla leva del capitale ed è cresciuta a spese del fattore lavoro ed ha inoltre evidenziato come grazie alla generosità della FED, l’economia americana abbia effettuato un programma di riacquisto di azioni proprie per 1.000 miliardi di dollari l’anno da fine 2008 e dunque indirizzando quel flusso di denaro in attività rischiose ed azioni ordinarie piuttosto che in impianti ed attrezzature, abbia più velocemente accresciuto la propria ricchezza. In pratica l’effetto originato dalle banche centrali è finora stato quello di arricchire una quota piccolissima di popolazione, i cui consumi personali non possono, seppur importanti e spesso indirizzati nel comparto del lusso (asset class azionaria che ha goduto in questi anni di una strabiliante crescita), sostenere un PIL globale in cui la maggioranza della popolazione vede erodere il reddito e conseguentemente contrarre i consumi. L’EFFETTO FINANZIARIO Il “mea culpa” di Bill Gross nell’essere parte di quel 1% della popolazione, non deve illudere i tanti piccoli risparmiatori sulla facilità e possibilità di conseguire i medesimi benefici ma deve invece alzare la soglia di attenzione perché le politiche delle banche centrali sono ancora ampiamente in atto e continuano per ora ad inflazionare tutte le asset class rischiose, in quanto con le loro manovre hanno prima annullato la redditività nominale e reale della liquidità (mercato monetario), poi creato un boom indiscriminato nei mercati obbligazionari, inducendo gli operatori a dirigere la loro liquidità non più remunerata verso qualunque tipo di bonds, alla ricerca di rendimenti extra, attraverso una “convenienza forzosa” ch e ha portato a comprimere al minimo i premi al rischio (tasso e credito) ed ora dopo la tensione generata da maggio sui mercati obbligazionari globali, con la conseguente percezione di inevitabili e futuri aumenti dei tassi, vi è l’ultimo effetto imbuto verso i mercati azionari. Un movimento che prosegue nella continua ricerca di extra rendimento e che viene sostenuto ed alimentato dagli operatori finanziari, con aspettative di crescita degli utili futuri ai massimi storici. L’enorme liquidità creata in questi anni ha costituito u n’ondata che ha sollevato tutte le asset class d’investimento, favorendo sempre più un eccessivo “risk t a k in g ”, un accettazione di rischio che ne vede la conferma nei massimi raggiunti dal “margin debt”, ovvero dalla quantità di denaro preso a presto dando a garanzia titoli per comprare altri titoli, nonché dall’elevato sentiment “iper bullish” espresso dai par tecipanti.

Rubens Ligabue

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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