Credit Suisse, molte ragioni per essere cauti e poche per non vendere

Si può partire da quali sono i fattori che invitano alla cautela dopo questo inizio d’anno euforico per le borse mondiali. I primi due sono indcatori tattici, mentre gli altri analizzano il contesto in cui i mercati si stanno muovendo. Da questi ultimi risultati che si è passati da un eccesso di pessimismo a un forte ottimismo sulla soluzione di tutti i problemi che hanno innervosito i mercati lo scorso anno.

1. Come sono cambiati gli indicatori tattici. A dicembre dello scorso anno gli indicatori tattici aggregati segnavano un ipervenduto che in passato, fatta eccezione per la crisi finanziaria, è sempre stato un buon segnale per comprare. Oggi quegli stessi indicatori sono invece neutrali a segno che ci sia stata una normalizazione del posizionamento degli investitori.

2. Quanto durano i rimbalzi. Credit Suisse ricorda che le azioni Usa hanno perso il 14% nel quarto trimestre del 2018 e di solito dopo una perdita di questo tipo avviene un rimbalzo in media del 12%. Ora c’è già stato dalla vigilia di Natale un recupero del 16,5%.

3. I mercati scontano un recupero della Cina. Secondo gli strategist di Credit Suisse il mercato sta scontando un recupero dei pmi cinesi, come dimostra l’andamento di alcuni settori quali le auto tedesche o i titoli minerari europei, e questo crea dei rischi. Se il governo cinese ottenerà con gli stimoli il rilancio del momentum macro i settori che ne dovrebbero beneficiare si sono già apprezzati. Mentre se per qualunque ragione ci fossero delusioni da questo punto di vista i rischi al ribasso potrebbero essere alti.

4. Troppa compiacenza verso la Fed. Secondo Credit Suisse la Fed farà da stabilizzatore dei mercati d’ora in poi, ma dopo aver dato il là al rally grazie a un atteggiamento più da colomba, potrebbe anche a un certo punto mettere un freno se dall’economia torneranno messsaggi di forza. Questo perché l’impatto dei mercati finanziari sull’economia non è mai stato così forte. Credit Suisse cita uno studio del Fomc (Maki e Dynam) che indica come l’effetto della crescita delle azioni sul pil sia notevole: una crescita del 10% del valore delle azioni si traduce in una cresita del pil dell’1-1,5%. Quindi non è da escludere un cambio di rotta della Fed se la crescita accelererà.

5. Cosa dicono gli utili. Negli Stati Uniti le sorprese positive sul fronte degli utili sono state ai minimi degli ultimi qiattro anni perché la pressione degli aumenti salariali si sente. Ma anche a livello globale ci sono state poche revisioni al rialzo.

6. Gli spread del credito sono tornati bassi. Secondo Credit Suisse gli spread dei titoli investment grade non sono più appetibili soprattutto visto il peggioramento della qualità. Gli esperti ricordano infatti che il 51% dei titoli investment grade è solo un notch sopra il livello Junk, la duration dei titoli in circolazione è molto lunga e questo dovrebbe portare premi per il rischio più alti, la leva elle società è tornata alta.

7. Ottimismo sulla guerra commerciale. Secondo Credi Suisse il consensus si aspetta un accordo tra Stati Uniti e Cina sul commercio. In questo senso il mercato diventa vulnerabile in caso di cattive notizie su questo fronte.

8. Altri fattori di rischio. Da una parte gli esperti di Credt Suisse ricordano che sia riducendo l’eccesso di liquidità, dall’altra che gli strumenti a disposizione delle banche centrali sono ridotti rispetto al passato e che, quindi, in caso di crisi ci vorrebbe probabilmente un Qe fiscale con le Banche Centrali che finanziano per esempio le infrastrutture, ma non sarebbe una risposta rapida perché avrebbe un costo politico elevato arrivarci.

Dove restare investiti. Detto questo secondo Credit Suisse non invita a prendere una posizione di sotttopeso sull’equity perché non è attesa a breve una recessione e i flussi di cassa possono garantire dividendi e buyback. Inoltre gli utili restano comunque più elevati della media storica. In particolare i due comparti da preferire dovranno essere tecnologici e ciclici europei domestici. I titoli tecnologici appaiono secondo gli esperi attrezzati per affrontare due scenari oppposti. “Se l’azionario sorprenderà al rialzo il rally sarà guidato dai tecnologici. Mentre se ci sarà una correzione questi titoli saranno più difensivi di altri perché hanno molto cash, un costo del lavoro basso e dimensioni tali da non temere che venga contesa la loro posizione”, si lege nel report. Il secondo tema è quello dei ciclici domestici europei perché appaiono ancora sottovalutati, in particolare i settori da guradare sono quelli della componentistica auto, compagnie aeree, costruzioni e banche retail spagnole.

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