Crac Banca Etruria: prestito milionario a società inesistente – Alessandra Caparello

  Dopo la richiesta milionaria fatta dal liquidatore agli ex vertici che l’hanno portata al fallimento, arrivano altre grane per banca Etruria.  Quasi duemila le domande inoltrate al tribunale di Arezzo, dove si svolge il processo, per la costituzione di parte civile, tutte con un obiettivo comune: il risarcimento dei danni morali e patrimoniali.

A presentarne il numero maggiore è stata Federconsumatori (oltre 1500), seguita da Confconsumatori (204), e dalle 160 avanzate dall’avvocato Riziero Angeletti. Ma anche i Comuni Arezzo e Castiglion Fiorentino si levano in protesta e chiedono i danni agli ex vertici della banca aretina tra cui il padre del sottosegretario Maria Elena Boschi, Pier Luigi.

Dalle pagine dell’azione di responsabilità promossa dal liquidatore Giuseppe Santoni emerge un caso curioso che mostra tutta la negligenza con cui la vecchia gestione di banca Etruria si muoveva e che causò il tracollo. A ottobre del 2008 Banca Etruria, nel pieno della crisi finanziaria dopo il fallimento di Lehman Brothers, concede circa 5 milioni di euro in prestito a Città Sant’Angelo Sviluppo, una società che voleva costruire un centro commerciale. Santoni fa luce sia sui tempi brevissimi dell’istruttoria sia sull’incoerenza delle date che emerge dalle carte, come riporta Il Fatto quotidiano:

“La società viene costituita il primo ottobre 2008 con l’obiettivo di acquistare terreni agricoli da destinare, previo mutamento di destinazione urbanistica, alla costruzione dell’outlet; il 20 ottobre viene aperta una pratica di fido presso la filiale Etruria di Pescara e già dal 22 ottobre Città Sant’Angelo Sviluppo può contare su un affidamento di 4,83 milioni, per una linea su conto corrente garantito da ipoteca deliberato dal cda dell’istituto. A fare il miracolo, tuttavia, non è soltanto la rapidità dell’istruttoria, ma anche quella della richiesta che risale addirittura a un mese prima della costituzione della società. La lettera è infatti datata primo settembre 2008 e porta una firma dal prevedibile effetto leva: quella di Lorenzo Rosi (…)  se la società ancora non esisteva come potevano esisterne gli amministratori?”.

Ma non solo date incoerenti anche prezzi non veritieri visto che, come scrive il quotidiano, in soldoni il terreno su cui doveva costruire il centro commerciale in questione è stato valutato dallo stimatore 3,62 milioni, mentre il prestito richiesto a Etruria era di 4,8 milioni.

Beffa delle beffe, lo stesso terreno era privo autorizzazione a costruire. E la banca lo sapeva ma concesse lo stesso il prestito da 5 milioni di euro.

“Nel paragrafo riferito alle osservazioni sull’operazione, si legge “Criticità: importo finanziamento e assenza concessioni edilizie. Punti di forza: validità dei Soci”. Chiarissimo il riferimento a Lorenzo Rosi, che in quell’operazione era uno e trino: consigliere d’amministrazione di Etruria, della società beneficiaria del prestito e di almeno una delle socie (La Castelnuovese Società Cooperativa) di quest’ultima”.

da Wall Street Italia

 

 

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