Commodities

 Con i paesi OPEC ed i principali non OPEC impegnati inaspettatamente a rispettare i tagli della produzione concordati nei vertici alla fine dello scorso anno, le quotazioni del petrolio rimangono relativamente stabili nel range 50/55 US$/barile (per il WTI). A breve termine l’azione dell’OPEC rimarrà dominante per il mercato petrolifero ed ulteriori elementi positivi potrebbero arrivare dalla riforma fiscale USA e dall’approccio amichevole del Presidente Trump nei suoi primi contatti con i sovrani di Arabia Saudita ed Abu Dhabi nel weekend, che allontana il rischio di cambio dirompente di politica estera USA in Medio Oriente. Certamente, quotazioni più elevate del greggio a breve termine peggiorano l’outlook a medio termine, dal momento che la riforma fiscale americana e la deregolamentazione del settore puntano in direzione di un aumento della produzione USA di shale oil (e canadese, ora che l’oleodotto Keystone XL è stato approvato), che già sta reagendo positivamente allo scenario di prezzi più elevati con un  continuo aumento dell’attività di trivellazione ed un sentiment più positivo delle società del settore emerso nelle presentazioni dei risultati trimestrali. Le quotazioni dei metalli industriali stanno risentendo della linea di politica economica più cauta che emerge dalle comunicazioni delle autorità cinesi, anche se su questo fronte l’attività sarà ferma fino alla prossima settimana per le festività del capodanno lunare, e dalla generale instabilità dei temi della “Trumpflation” (tra cui c’erano anche le posizioni rialziste di metalli industriali) dopo le prime iniziative di policy di Trump. Al contrario l’oro beneficia della maggiore incertezza che arriva dagli USA, con le quotazioni in deciso recupero dopo l’introduzione delle restrizioni sull’immigrazione e le proteste internazionali che queste hanno suscitato.

 

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