Commodities

 Le quotazioni del petrolio, pur avendo in parte ritracciato il rialzo della settimana precedente, sono rimaste nella parte alta del range post accordo OPEC, a dispetto della combinazione contrastata di elementi positivi e negativi sia dal flusso di notizie che dai dati sulle scorte e sulla produzione USA. Nel complesso, il mercato sembra sottostimare la volontà dei partecipanti all’accordo di novembre tra Paesi OPEC e non OPEC di rispettare i tagli alla produzione concordati e pertanto qualunque notizia che confermi il rispetto degli accordi può innescare significativi rialzi (come avvenuto la scorsa settimana con Arabia Saudita, Kuwait ed Oman). Il posizionamento rialzista sovraffollato sul mercato dei futures è invece il principale rischio al ribasso, poiché la liquidazione di queste posizioni metterebbe sotto pressione le quotazioni in presenza di un catalizzatore negativo (come un generale aumento dell’avversione al rischio sui mercati finanziari). Le quotazioni dell’oro sono tornate a salire, portandosi a ridosso di quota 1180 US$/oncia, nonostante le minute della riunione della Fed di dicembre abbiano confermato la posizione più restrittiva già emersa dal comunicato e dalla conferenza stampa. La sostenere la domanda di oro hanno probabilmente contribuito da un lato la turbolenza sui mercati valutario ed interbancario cinese provocata dalle nuove misure restrittive sui flussi di capitale, dall’altro lato la retorica più aggressiva di Trump in materia di commercio internazionale che potrebbe riaccendere i rischi di misure protezionistiche in vista della prima conferenza stampa dell’11 gennaio e dell’insediamento alla Presidenza del 20 gennaio.

 

 

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