Commodities

I prezzi delle materie prime hanno provato nuovamente a recuperare terreno in una settimana caratterizzata dal ritorno della propensione al rischio,legata a sorprese di politica monetaria dagli USA ed all’aspettativa di una tregua nella guerra commerciale USA-Cina e delle decisioni del vertice OPEC del 6 dicembre. Metalli e commodities agricole hanno nuovamente sovra performato il complesso.

Dopo aver oscillato intorno ai minimi recenti di 50 e 60 US$/barile rispettivamente per il WTI ed il Brent per gran parte della scorsa settimana, le quotazioni del greggio sono scattate al rialzo all’inizio della settimana corrente. Dal mercato fisico le notizie rimangono negative, dal momento che i report settimanali USA non segnalano una pausa nel trend al rialzo di produzione e scorte americane, mentre in novembre la produzione OPEC è rimasta stabile, con l’aumento in Arabia Saudita che ha compensato il calo in Iran. In vista del vertice OPEC/Non OPEC del 6 dicembre, invece, le dichiarazioni del Presidente russo Putin di continuare la collaborazione con l’Arabia Saudita nel gestire l’offerta globale di greggio sono state accolte come un segnale di volontà di ridurre la produzione, nonostante la nota opposizione degli USA. Infine, la provincia canadese dell’Alberta ha ordinato ai produttori locali di tagliare la produzione di 325.000 barili al giorno per fermare la discesa del prezzo del benchmark canadese.

Le dichiarazioni del Presidente della Fed Powell e le minute dell’ultimo FOMC, interpretate come più accomodanti, hanno sostenuto le quotazioni dell’oro.L’impatto è tuttavia rimasto modesto fino alla seduta di lunedì, quando il metallo giallo ha accelerato al rialzo seguendo i metalli industriali e le commodities agricole nel rally di sollievo post-G20. La tregua commerciale USA-Cina, per quanto breve ed incerta, non era comunque pienamente prezzata e si sta ripercuotendo positivamente sulle materie prime più penalizzate dall’escalation dei dazi USA, come rame e soia.

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