Commodities

La stabilizzazione dei mercati delle commodities è stata di breve durata,con l’indice GSCI che ha chiuso la scorsa settimana in ribasso di oltre il 6%,prima di rimbalzare dell’1% nella seduta di lunedì. In realtà quasi tutta la debolezza è stata concentrata sul petrolio, dove le perdite settimanali hanno superato il 10%, mentre metalli industriali e commodities agricole hanno perso poco più dell’1% ed i metalli preziosi sono stati pressoché stabili. Un mix di avversione generalizzata al rischio sui mercati, rafforzamento del US$ e timori sulla tenuta della crescita dell’economia mondiale sembrano aver guidato i movimenti, anche se il posizionamento ha probabilmente giocato un ruolo importante.

Le quotazioni del petrolio hanno continuato a perdere rapidamente terreno,testando quota 50 US$/barile per il WTI e 60 US$/barile per il Brent, ritracciando tutto il rialzo dalla fine del 2017 a questa parte. Il flusso di notizie è rimasto uniformemente negativo, con produzione USA ai massimi storici, scorte americane di greggio ancora in aumento e nuovo aumento della produzione dell’Arabia Saudita. Nonostante al vertice OPEC/Non OPEC del 6 dicembre l’ipotesi di tagliare la produzione sarà quasi certamente oggetto di dibattito, la posizione dell’Arabia Saudita è troppo incerta per via delle pressioni USA e di conseguenza gli investitori continuano a ridurre l’esposizione. Sul mercato dei futures il posizionamento netto rialzista è tornato ai livelli di luglio 2017.

Mentre le posizioni sul petrolio vengono drasticamente sfoltite, quelle sui metalli continuano ad essere lentamente ricostituite, peraltro dai livellipiù bassi dall’inizio del 2017, sull’aspettativa che al G20 del weekend USA e Cina possano raggiungere almeno una tregua nella loro guerra commerciale e sulla speculazione che la retorica della Fed possa diventare meno restrittiva a causa del recente stress sui mercati finanziari.

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