Commodities

 A dispetto del crescente stress finanziario sui Paesi Emergenti e della retorica aggressiva della Presidenza USA sulla politica commerciale, il complesso delle materie prime ha chiuso la settimana in miglioramento, grazie principalmente alla prosecuzione del rialzo del petrolio ed al rimbalzo delle commodities agricole dopo la recente debolezza.

In particolare, la sovraperformance del petrolio è stata marcata, con il WTI tornato in area 70 US$/barile e soprattutto il Brent che, in area 78 US$/barile, si sta muovendo verso la parte alta del range 70/80 US$/barile. I report settimanali USA hanno segnalato un’ulteriore discesa delle scorte di greggio, ma sono stati soprattutto i timori di restrizioni all’offerta a sostenere le quotazioni. In particolare le spedizioni di petrolio iraniano in agosto sono scese ai livelli più bassi da marzo 2016, verosimilmente in anticipazione del ritorno delle sanzioni USA contro l’Iran in novembre, mentre la produzione libica è minacciata dalla nuova esplosione di turbolenza politica locale; infine alcune compagnie petrolifere hanno evacuato le installazioni nel Golfo del Messico per l’avvicinarsi di una tempesta. Queste notizie hanno per il momento più che compensato le aspettative di un significativo aumento della produzione OPEC e russa nel mese di agosto, ai massimi dell’anno, che fa seguito alla revisione dell’accordo OPEC/Non OPEC di giugno.

Deboli i metalli, sia industriali che preziosi, con i timori di rallentamento economico nei Paesi Emergenti e la batteria contrastata di indici PMI di agosto che alimenta timori per la domanda, mentre il contesto di US$ forte rimane sfavorevole. L’oro è nuovamente scivolato sotto quota 1200 US$/oncia nonostante lo stress finanziario su diversi mercati.

Le preoccupazioni sull’impatto della siccità in Europa e Russia sulle esportazioni di frumento e la nuova tassa sull’export agricolo in Argentina hanno favorito il rimbalzo delle commodities agricole.

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