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 Il prezzo del petrolio continua ad aggiornare i massimi dell’anno, con il WTI in area 57 US$/barile ed il Brent in area 64 US$, livelli che non si vedevano da metà 2015. A determinare l’ultimo rally, in particolare nella seduta di ieri, è stato il raid anticorruzione del weekend in Arabia Saudita con l’arresto di decine di alti dignitari del regno, che ha innescato timori di instabilità politica interna.  La  mossa  del  sovrano  effettivamente ha  come  scopo  principale quello di consolidare la posizione del principe ereditario in vista della successione al trono, eliminando potenziali rivali, ma si inserisce in un contesto in cui l’assorbimento di gran parte dell’eccesso di offerta di greggio sui mercati mondiali nell’ultimo mese rende più vulnerabili le quotazioni ai fattori di rischio politico. La situazione del Venezuela, con il Paese sempre più vicino al default, ha probabilmente contribuito a sostenere le quotazioni. Gli  acquisti  sono  continuati sui  metalli  industriali, guidati da  alluminio  e nickel, mentre le quotazioni dell’oro hanno recuperato moderatamente terreno verso quota 1280 US$/oncia.

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