Commodities

 Nell’ultima settimana il prezzo del petrolio ha testato i minimi da novembre 2016, sotto quota 43 US$/barile per il WTI, entrando ufficialmente in “bear market” (ribasso superiore al 20% dai massimi relativi), sui timori che i tagli alla produzione OPEC e non OPEC saranno più che compensati dagli aumenti altrove, in particolare negli USA. Le quotazioni sono successivamente rimbalzate e tornate verso 44 US$/barile, probabilmente per una combinazione di fattori: l’allargamento degli spread nel settore energetico del mercato bond corporate high yield USA, che segnala un aumento dello stress finanziario per i produttori USA che potrebbe essere propedeutico al rallentamento dell’attività estrattiva; il cambio della linea di successione al trono in Arabia Saudita, con il nuovo principe ereditario percepito come un “falco” di politica estera che crea il potenziale per nuove tensioni nell’area; la continua riduzione delle posizioni rialziste nel mercato dei futures.

Le quotazioni dell’oro sono rimaste relativamente stabili nell’ultima settimana, a dispetto di un “flash crash” nella giornata di ieri, con i mercati impegnati a valutare l’orientamento restrittivo delle politiche monetarie della BCE e Fed a fronte dell’andamento deludente dell’inflazione. In recupero i metalli industriali, in particolare il rame, tornato ai massimi di inizio aprile dopo che il Premier cinese Li Keqiang ha dichiarato che i principali obiettivi economici del Paese per quest’anno saranno raggiunti.

 

 

 

 

 

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