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 Le quotazioni del petrolio sono rimaste deboli nell’ultima settimana. Il timore principale degli investitori sembra essere che l’eventuale ribilanciamento del mercato fisico del petrolio conseguente al prolungamento dei tagli alla produzione OPEC e non OPEC sarà solo temporaneo e compensato dall’aumento della produzione USA. Nel 2018, alla scadenza dell’accordo OPEC/non OPEC, il mercato rischia di tornare di nuovo in eccesso di offerta. I dati sul mercato USA sembrano confermare questo rischi, con le scorte in diminuzione, riflettendo probabilmente la riduzione dell’offerta globale nei mesi scorsi, ma con l’attività estrattiva in accelerazione e la produzione prossima ai massimi di giugno 2015. La rottura delle relazioni diplomatiche tra Qatar ed un gruppo di Paesi musulmani esportatori di petrolio guidati dall’Arabia Saudita sta pesando ulteriormente sulle quotazioni sui timori che la coesione dell’OPEC venga minata e quindi il rispetto degli impegni possa venire meno. Con il posizionamento più neutrale degli investitori sul mercato dei futures, tuttavia, la volatilità sta diminuendo e le quotazioni rimangono all’interno del vecchio range 45/55 US$/barile (per il WTI), anche se la parte bassa sarà probabilmente testata nei prossimi giorni. I segnali di rallentamento dell’economia cinese, come i PMI Manifatturieri della settimana scorsa, hanno determinato prese di profitto sui metalli industriali, soprattutto sul minerale di ferro. Al contrario, l’aumento del premio per il rischio politico in una settimana densa di eventi internazionali (elezioni in Gran Bretagna, audizione al Congresso USA di Comey, cui si è aggiunta la recente tensione mediorientale) e la speculazione sul fatto che la Fed potrebbe essere più cauta del previsto alla luce della recente debolezza dei dati economici stanno spingendo l’oro verso i massimi da inizio anno a quota 1300 US$/oncia.

 

 

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