Commodities

 Il petrolio ha accentuato il rimbalzo nell’ultima settimana ed il WTI è tornato sopra quota 50 US$/barile, sui crescenti segnali di formazione di un consenso nell’OPEC per prolungare gli attuali tagli alla produzione (in scadenza a giugno) di altri 9 mesi. Il prolungamento non soltanto sarebbe superiore alle aspettative degli investitori, ma consentirebbe di scavallare il periodo di domanda stagionalmente debole del primo trimestre, contribuendo potenzialmente in modo significativo al riequilibrio del mercato mondiale. Attualmente lo smaltimento delle scorte globali, che è l’obiettivo dichiarato dell’OPEC, è in stallo a causa della dinamica del mercato domestico USA, che continua a mostrare forte aumento della produzione e solo timidi segnali di riduzione delle scorte. L’attenzione è tutta concentrata sul vertice OPEC del 25 maggio nel quale dovrebbe essere presa la decisione di prolungare i tagli, dopo aver superato tuttavia l’opposizione di alcuni produttori come l’Iran.

In recupero i metalli industriali, nonostante lo shock di volatilità sugli altri mercati degli asset rischiosi dopo lo scandalo di Trump sull’intelligence. Le quotazioni sembrano guidate più dalla discesa dei tassi in Cina, dopo che il recente inasprimento delle condizioni finanziarie locali aveva risollevato i timori che le autorità cinesi stessero orchestrando un rapido rallentamento dell’economia. Il licenziamento del direttore dell’FBI Comey da parte di Trump ed il possibile avvio di uno scandalo “Russiagate” che possa portare all’impeachment del Presidente ha determinato un’impennata dell’oro, tornato sopra la media mobile a 200 giorni oltre 1250 US$/oncia.

Le vicende politiche locali ed il conseguente crollo degli asset brasiliani, in particolare il BRL, ha portato vendite sulle commodities agricole, sui timori che una valuta più debole possa indurre gli agricoltori locali ad accelerare le esportazioni per incassare più valuta estera.

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