Commento sui mercati valutari

 La politica monetaria americana è tornata prepotentemente a guidare il mercato valutario nell’ultima settimana. La retorica progressivamente più restrittiva della Fed ha costretto i mercati finanziari a riprezzare il percorso futuro dei tassi USA allineandolo a quello indicato dalla Fed in dicembre di 3 rialzi di 25 bp per il 2017 Come conseguenza, si è apprezzato soprattutto nei confronti delle valute a carry più basso come lo JPY, CHF e CAD.

La finestra temporale per EUR/US$ per testare e rompere al ribasso quota 1,04 è ora aperta: la retorica più aggressiva della Fed crea la possibilità di un percorso più rapido e ripido di rialzo dei tassi che il US$ non riflette. Inoltre il premio per il rischio politico europeo è destinato a rimanere elevato nel corso della turbolenza campagna elettorale francese. Ciononostante, il rischio legato alla politica economica negli USA (che pesa sul US$) difficilmente verrà risolto in breve termine (anche il discorso di Trump al Congresso non ha fornito indicazioni nuove in materia), e le recenti dichiarazioni dall’Amministrazione Trump in favore della debolezza del US$ sono incoerenti con il mix di politica economica proposto. La recente impennata dell’inflazione anche in Eurozona, inoltre, può facilmente riaccendere la speculazione sul «tapering» della BCE, che è il rischio principale per la discesa di EUR/US$ nel secondo semestre.

In un contesto di apprezzamento a breve termine del US$ e reduci da un rally significativo ed inaspettato da inizio anno, le valute Emergenti possono facilmente essere oggetto di prese di profitto e di una maggiore dispersione delle performance relative, che dovrebbe tornare a premiare le storie locali positive come BRL e INR.

Con l’avvicinarsi dell’attivazione dell’Articolo 50, il crescente rischio di referendum per l’indipendenza della Scozia ed i segnali di rallentamento dell’attività economica, la sterlina ha iniziato a perdere terreno contro US$ e punta ora verso la parte bassa del range in area 1,20.

 

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