Commento sui mercati obbligazionari

 La riunione BCE della passata settimana non ha introdotto variazioni in tema di tassi ufficiali. Molto atteso il testo del comunicato letto da Draghi dal quale è stato eliminato il riferimento a tassi più bassi, grazie a rischi sulla crescita economica definiti “bilanciati” a seguito di una accelerazione che non ha generato tuttavia una contestuale risalita dei prezzi. Ciò ha portato ad un taglio delle stime di inflazione: 1,5% vs 1,7% per 2017 e 1,6% vs 1,7 per il 2018. In miglioramento invece le stime del PIL atteso +1,9% per 2017 e +1,8% per il 2018. Confermato il QE al ritmo attuale fino a fine 2017 e nessun accenno a tempistica sul “tapering”: l’obiettivo della Banca Centrale rimane un adeguamento sostenuto dell’inflazione.
Unitamente ad attese meno pressanti sull’avvio del “tapering” ciò che ha maggiormente influito positivamente sui corsi obbligazionari può essere individuato nella minor percezione del rischio politico a livello europeo grazie al risultato raggiunto da Macron che al primo turno lascia presagire un’inaspettata maggioranza assoluta , nel nulla di fatto sulla nuova legge elettorale italiana ed il risultato delle amministrative che vedono il ridimensionamento dei consensi per il M5S, fattori che allontanano il rischio di elezioni anticipate.
Sempre sul fronte nazionale, al termine della missione annuale in Italia, il FMI si conferma cautamente ottimista sul PIL indicando una previsione di crescita al tasso del +1,1% superiore alle stime del DEF. I governativi eurocentrici hanno segnato un marcato calo dei rendimenti su tutta la curva. I periferici hanno maggiormente beneficiato del minor premio per il rischio con un BTP decennale che è sceso sotto il 2% di rendimento portando lo spread vs il governativo tedesco di pari scadenza agli odierni 173 bp.

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