Commento sui mercati obbligazionari

 Il rally del reddito fisso governativo USA e tedesco è continuato nell’ultima settimana, spingendo i rendimenti al ribasso e le curve ad appiattirsi. Il movimento è stato particolarmente forte in Germania, dove il rendimento del Bund decennale è sceso di quasi 15 bp allo 0,25%, non lontano dai minimi intorno allo 0,20% registrati in diverse occasioni dopo l’elezione di Trump. La sovraperformance dei governativi tedeschi è stata determinata dalle dichiarazioni di diversi esponenti della BCE, secondo i quali le aspettative degli investitori di una prematura virata in senso restrittivo della politica monetaria nell’Eurozona sono infondate e in ogni caso la fine del “quantitative easing” dovrà precedere il rialzo dei tassi d’interesse. A confermare la retorica accomodante della Banca Centrale, l’inflazione nell’Eurozona in marzo è risultata inferiore alle attese (1,5% annuo rispetto a 1,8% atteso, 0,7% a livello “core”), anche se probabilmente sono all’opera fattori temporanei. Infine, la riduzione degli acquisti nell’ambito del “quantitative easing” da 80 a 60 miliardi di Euro al mese effettiva da lunedì non sembra aver avuto impatto, compensata probabilmente dalla liquidità

 immessa nel sistema finanziario con l’ultima operazione TLTRO. Negli USA,  al contrario, la retorica della Fed sembra aver rafforzato le aspettative di

due ulteriori rialzi dei tassi nel 2017 con l’annuncio del “tapering” dei reinvestimenti del portafoglio titoli alla fine dell’anno. Il ripristino della  divergenza di politica monetaria a favore degli USA ha determinato  l’allargamento del differenziale di rendimento tra USA e Germania.

Il rally del reddito fisso governativo si è esteso anche ai Paesi periferici  europei, grazie anche al buon flusso di dati macroeconomici, soprattutto del  Portogallo, mentre i bond della Grecia sono stati sostenuti dall’aspettativa di  un accordo quadro per l’esborso della prossima tranche del piano di  salvataggio all’Eurogruppo del 7 aprile.

 

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