Commento mercati valutari

 Il US$ è rimasto relativamente debole nell’ultimo mese, a dispetto del flusso di dati macroeconomici positivi e della retorica più «hawkish» della Federal Reserve. A frenare la divisa, oltre alla forza dei dati macro fuori dagli USA, è un certo premio per il rischio sulla politica economica della Presidenza Trump, in particolare alla luce di alcune dichiarazioni che sembrerebbero supportare una politica valutaria di «dollaro debole» e del rischio che l’introduzione del piano di stimolo fiscale sarà più lenta del previsto, a giudicare dalla lentezza con cui procede la riforma di «Obamacare» al Congresso. Anche se il US$ sta beneficiando di un premio per il rischio politico che colpisce l’Euro, soprattutto a causa della campagna elettorale francese, affinché il rally della divisa USA si estenda è necessario qualche sviluppo più chiaramente pro-crescita sul fronte della politica economica americana o che i mercati scontino aggressivamente un rialzo dei tassi della Fed prima di giugno (che appare sempre più probabile dopo le audizioni parlamentari della Governatrice Yellen). Il posizionamento rialzista di US$ degli investitori è tornato neutrale, ma quello sovraffollato ribassista sui Treasuries USA continuerà ad ostacolare anche l’apprezzamento della divisa.  La difficoltà del US$ ad apprezzarsi in un contesto di nuova «Trumpflation» ha sostenuto le valute emergenti, anche perché la minaccia di misure protezionistiche USA sembra recedere, con l’amministrazione impegnata su altre questioni (infatti il peso messicano ha registrato la performance migliore). Inoltre le misure restrittive adottate dalle autorità cinesi sembrano aver ridotto la volatilità dello yuan, anche se al prezzo di una continua erosione delle riserve.

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