Commento mercati valutari

 Con la rottura al rialzo dei massimi di gennaio da parte dell’indice S&P 500, il US$ ha progressivamente perso quota per gran parte della scorsa settimana, fino a quando l’esplosione di alcune situazioni di stress idiosincratico (in Argentina, Turchia e Italia) non ha riportato i mercati finanziari in modalità di avversione al rischio e premiato nuovamente le divise bene rifugio. Mentre EUR/US$ è tornato nuovamente verso quota 1,16, l’impatto dell’aumento del premio per il rischio politico italiano è stato particolarmente evidente sull’apprezzamento del franco svizzero, con EUR/CHF nuovamente in area 1,1250, ai minimi da luglio 2017. Tra le valute dei Paesi Sviluppati, il recupero della sterlina sul flusso di notizie moderatamente più positivo sulla Brexit è stato in gran parte corretto dopo il dato PMI Manifatturiero inferiore alle attese, riportando EUR/GBP oltre quota 0,90.

Gran parte dell’attenzione degli investitori è stata tuttavia concentrata sui Paesi Emergenti. Un grossolano errore di comunicazione del Presidente Macri dell’Argentina circa la necessità di accelerare gli esborsi della linea di credito con il Fondo Monetario Internazionale, senza definire i dettagli e senza concordarsi con lo stesso FMI, è stato accolto con una svalutazione brutale del peso argentino (-20% in due sedute), che nemmeno la risposta della Banca Centrale di aumentare i tassi d’interesse dal 45% al 60% sembra aver stabilizzato. I mercati sono ora in attesa della ridefinizione delle condizioni del piano di salvataggio, che includeranno molto probabilmente anche un’ulteriore massiccia stretta fiscale. La debolezza del peso argentino ha pesato anche sul real brasiliano, anche se qui l’attenzione degli investitori sulla campagna elettorale e sulla potenziale esclusione dell’ex Presidente Lula dalla candidatura. L’altro punto di stress è stato rappresentato dalla lira turca, dove, al ritorno delle contrattazioni dopo le festività, le quotazioni hanno ripreso ad indebolirsi, puntando verso i minimi di metà agosto contro US$ ed Euro. Il Governo continua ad affidarsi principalmente a misure tecniche che possono contenere le pressioni alla svalutazione solo a breve termine, in assenza di significative misure di riequilibrio macroeconomico.

 

 

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