Commento ai mercati valutari

1343062517 birjaI movimenti di US$ e JPY hanno dominato i mercati valutari durante la scorsa settimana.

La correlazione tra i cross ha continuato a salire sulla scia di due forze percepite come sistemiche: in primo luogo il cambio di politica monetaria della Bank of Japan sta indirizzando un numero crescente di Banche Centrali verso una linea di policy espansiva, come confermato anche questa settimana dal taglio dei tassi in Australia, Corea del Sud e Polonia.

In secondo luogo, i dati macroeconomici americani, pur coerenti con un rallentamento nel 2Q, stanno nuovamente accendendo l’aspettativa di una riduzione anticipata del QE della Fed, non appena l’attività economica tornerà ad accelerare nel secondo semestre.

Proprio il dato sulle richieste di nuovi sussidi di disoccupazione di giovedì, risultato migliore delle attese, che segue quello sui nonfarm payrolls più alti del previsto, ha innescato un sell-off sul reddito fisso americano, spingendo il US$ al rialzo contro quasi tutte le valute.

Contemporaneamente, i dati sui flussi di capitale giapponesi hanno mostrato il primo flusso settimanale di acquisti di bond all’estero da parte degli investitori nipponici dal lancio del QQE della BOJ, che, per quanto di entità modesta, ha riacceso la debolezza dello yen, in stand-by nelle settimane precedenti proprio in attesa di un segnale concreto di deflussi di capitali dal Giappone verso l’estero. US$/JPY ha così sfondato al rialzo prima quota 100 poi quota 101, mentre EUR/US$ sta tentando di rompere al ribasso il canale 1,30 – 1,32, anche se il grosso del movimento è avvenuto nelle sedute di giovedì e venerdì.

Il rafforzamento del dollaro e la debolezza delle commodities che non stanno beneficiando della ricerca di “carry” che domina i mercati finanziari hanno penalizzato le valute commodity-related, su cui pesano anche fattori specifici: in particolare il AUD ha perso la parità contro US$ dopo che la Reserve Bank of Australia ha sorpreso le attese tagliando i tassi prima del previsto, mentre il NZD è stato penalizzato dall’intervento sul mercato della Banca Centrale per frenarne la corsa.

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