Commento ai mercati valutari

basket-valute  L’impatto maggiore sul mercato valutario è giunto dal meeting della BCE. Nonostante la speculazione sulla possibilità di un taglio dei tassi, di acquisti di asset o della fine della sterilizzazione del vecchio programma SMP, il board della Banca Centrale non ha intrapreso alcuna azione

e le parole del Governatore Draghi sembrano indicare che un intervento non sia imminente. La BCE pare confortata dal buon flusso di dati economici europei e dall’assenza di pressioni sul mercato interbancario, mentre le previsioni macroeconomiche indicano un graduale ritorno dell’inflazione verso il target

del 2% nel 2016 (1,5% per l’intero anno, 1,7% nel quarto trimestre). La scarsa propensione ad intervenire e i conseguenti maggiori rischi di deflazione per l’Eurozona hanno sostenuto l’Euro, con l’EUR/US$ che ha registrato un balzo oltre quota 1,39.

A contenere le perdite del US$ è stato il report sul mercato del lavoro USA di febbraio, risultato migliore delle attese, non tanto per il dato in sé (i nonfarm payrolls hanno superato ampiamente il consenso), quanto perché i dettagli confermano l’idea prevalente degli investitori che la recente debolezza

dell’economia americana sia legata alle avverse condizioni climatiche e non pregiudichi la prosecuzione del “tapering” della Fed. L’attesa forza del US$ sarebbe dunque solo rimandata alla primavera, quando la normalizzazione dell’attività economica tornerà ad ampliare il differenziale di crescita a favore degli USA.

Le conseguenze della tesa situazione geopolitica in Ucraina, dove gli eventi puntano decisamente all’annessione della Crimea alla Russia, continuano ad essere circoscritte agli asset più direttamente coinvolti, come il rublo russo e marginalmente fiorino ungherese e zloty polacco. Il sell-off sullo yuan sembra rallentare, ma nelle ultime sedute la Banca Centrale cinese ha ripreso a spostare verso l’alto il fixing di US$/CNY

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