Commento ai cambi 8 marzo 2013

shamsara20121119160400640La reazione del mercato valutario al risultato elettorale italiano, peggiore delle attese, è stata sostanzialmente composta.

La volatilità è salita in anticipazione delle elezioni ma ha già iniziato a ridursi, mentre quella dei cross contro valute emergenti si è appena mossa. I dati macroeconomici migliori delle attese negli Usa e l’intervento di Bernanke in occasione delle audizioni al Congresso della settimana scorsa, in cui ha difeso con determinazione la politica monetaria della Fed facendo rientrare i timori in merito ad una prossima attenuazione del quantitative easing, ha dato forza ai mercati.

Sul fronte europeo lo scenario economico resta debole, se si esclude la Germania che ha invece fornito segnali di tenuta.

Lieve spinta al rialzo per la moneta unica a seguito dell’incontro BCE terminato con tassi d’interesse invariati (0,75%), come da attese. La BCE ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita, con attese di contrazione del Pil tra -0,9% e -0,1% nel 2013, confermando che le pressioni inflazionistiche dovrebbero restare contenute. Sulla questione italiana Draghi ha sostenuto che il consolidamento fiscale “continuerà con il pilota automatico”, difatti l’Italia non ha grandi margini per deviare dal percorso di risanamento già concordato in sede europea: i conti pubblici sembrano in sicurezza, anche se il percorso di riforme strutturali è a rischio.

Dopo la perdita della AAA ieri la BoE ha lasciato i tassi invariati mantenendo aperta la possibilità di introdurre nuove manovre espansive. Probabilmente la Bank of England ha preferito adottare un atteggiamento “wait and see” in attesa di ulteriori dati macroeconomici sullo sviluppo dell’economia reale e della presentazione del nuovo budget, il prossimo 20 marzo. Questa sarà l’occasione istituzionale in cui verrà confermato o meno l’inflation targeting; data la vicinanza di tale scadenza è probabile che la BoE abbia deciso di attendere. La sterlina si è inizialmente apprezzata sia contro dollaro che contro euro per poi arretrare nuovamente. Nel breve periodo è possibile che la valuta britannica resti sotto pressione finché i dati macroeconomici non mostreranno miglioramenti credibili e la BoE non interverrà a supportare la crescita.

La riunione della BoJ si è conclusa senza modifiche ai programmi di politica monetaria, fermi i tassi d’interesse in un range compreso tra 0 e 0,1% e il piano d’acquisto di asset. Quello di marzo è stato l’ultimo meeting guidato dal governatore Masaaki Shirakawa, al vertice della Bank of Japan ad aprile siederà Haruhiko Kuroda, la cui nomina deve ancora essere approvata dal Parlamento nipponico (19 marzo).

La Banca Centrale del Brasile ha mantenuto i tassi d’interesse invariati al 7,25% lasciandosi aperta la passibilità per possibili aumenti in futuro. Il comitato monetario della Banca Centrale ha preso questa decisione basandosi sulla “congiuntura macroeconomica e le prospettive inflazionistiche”: nel primo mese dell´anno la crescita dei prezzi si è attestata al 6,15%. Il real conferma la sua forza.

La Bank of Canada ha lasciato i tassi fermi all’1% giudicando appropriato il considerevole stimolo di politica monetaria attuale. Il nuovo termine “appropriato” introdotto nel comunicato fa pensare che la nuova posizione della BoC, che nei meeting precedenti faceva riferimento al fatto che prima o poi si sarebbe dovuto ridurre lo stimolo monetario, rappresenti un ulteriore rinvio dell’inizio del ciclo di rialzo dei tassi.

La RBA ha lasciato i tassi invariati al 3%, la valutazione del quadro domestico e globale è rimasta pressoché identica rispetto a quella dell’incontro precedente, registrando un lieve miglioramento della situazione complessiva.

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