Come controllare la ‘sicurezza’ della propria banca

liga18515aL’ANALISI: in vigore tra pochi mesi il meccanismo di risoluzione europeo delle crisi bancarie

Per Bankitalia la clientela va resa consapevole del rischio che corre in caso di insolvenza

In una recente audizione parlamentare, il governatore della banca d’Italia, Vincenzo Visco, ha tenuto un discorso dal titolo “indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano nella prospettiva della vigilanza europea”, il cui intervento riguardava argomenti di particolare interesse per i comuni risparmiatori. Durante l’incontro è stato infatti ricordato che a) l’SRM (Single Resolution Mechanism), ovvero il meccanismo di risoluzione unico europeo delle crisi bancarie sarà pienamente operativo dal 1° gennaio 2016 e b) tra i nuovi principi stabiliti dalle regole europee quello più innovativo è rappresentato dal ‘bail-in’, ovvero la messa a carico delle perdite bancarie non più solo agli azionisti ma anche ad obbligazionisti e correntisti (oltre € 100.000).

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ESSERE CONSAPEVOLI

Nel suo discorso, prontamente rilanciato dall’ufficio stampa di Bankitalia su twitter, emergeva un elemento di avvertenza chiave, ovvero che “la clientela, specie quella meno in grado di selezionare correttamente i rischi, va resa pienamente consapevole del fatto che potrebbe dover contribuire al risanamento di una banca anche nel caso in cui investa in strumenti finanziari diversi dalle azioni, il che fa venir meno la certezza del mantenimento del valore del capitale investito fino ad ora radicata nella consapevolezza dell’investitore“. Un concetto sicuramente giusto che però lascia qualche perplessità sul modo in cui una banca comunicherà il reale rischio alla clientela. Un pericolo che sarà semmai segnalato con le classiche inserzioni appese in bacheche polverose all’interno delle filiali o su generici moduli di avvertenza che i risparmiatori firmeranno inconsapevolmente ma che consentirà di deresponsabilizzare l’istituto in caso di fallimento.

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ALCUNE AVVERTENZE

Sarà perciò interessante vedere come le banche si adegueranno, visto e considerato che lo stesso Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ha dichiarato in una recente intervista che i clienti dovranno porre grande attenzione nella scelta della banca, altrimenti correranno un rischio. E se lo dice lui è meglio che i risparmiatori si attrezzino in autonomia per capire dove sia meglio depositare i propri soldi. Il caso Cipro, seppur apparentemente lontano, è nella memoria di tutti e quanto sta accadendo in Grecia, con la perdurante fuga di capitali, rappresenta un monito concreto della fragilità del sistema bancario. Un sistema che spesso ed al suo interno presenta bubboni più o meno noti e potenzialmente pronti ad esplodere (semmai quando tutti i meccanismi legislativi saranno operativi), come dimostra il recente caso della Alpe Hypo Adria Bank.

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DALLA BAD BANK AL BAIL-IN

Nell’ultimo periodo e dopo l’approvazione del tanto contestato decreto sulle banche popolari (coinvolte Banco Popolare, UBI, BPER, BPM, Pop. Vicenza, Veneto Banca, Pop. Sondrio, Pop. Etruria, Credito Valtellinese e Pop. Bari), è ora di scena il tema della ‘bad bank’, ovvero quel meccanismo da creare ad hoc per smaltire le grandi quantità di titoli ‘tossici’ presenti nei bilanci delle banche italiane. Elemento quest’ultimo di riprova del problema strutturale all’interno del nostro sistema bancario ed inerente i crediti deteriorati (stimati nell’ordine dei 350 miliardi). La ‘banca cattiva’ potrà forse essere una soluzione di tamponamento in caso di ulteriore deterioramento del sistema ma come ha recentemente detto l’a.d. di Bper, Alessandro Vandelli “credo che siamo in ritardo per farla”. Ritardo o no, può essere però interessante vedere cos’è successo molto più vicino a noi e nella “virtuosa” Austria, paese in cui la citata Alpe Hypo Adria Bank è stata salvata dallo Stato tramite la costituzione di una ‘bad bank’ denominata Heta. Un salvataggio che al governo austriaco sembra essere piuttosto indigesto visto che da qualche mese ha deciso di alzare bandiera bianca di fronte all’eccessivo ed inaspettato buco di bilancio. Una resa avvenuta tramite la recente moratoria sul debito di tale veicolo, ovvero una soluzione che ha fatto rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta principale o per dirla diversamente ha passato i creditori dalla padella (bad bank) alla brace (bail-in).

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A CHI AFFIDARSI ?

E se capire quale sarà la soluzione definitiva per il sistema italiano non è compito del risparmiatore, bensì dei regolatori, è però utile imparare a difendersi nell’unico modo possibile, ovvero evitando di depositare il denaro in banche potenzialmente a rischio o comunque in oggettiva ed evidente difficoltà. Una regola certa ovviamente non esiste ma alcuni elementi da monitorare possono essere identificati dall’analisi macro del sistema e da una valutazione più puntuale del singolo ente creditizio. A livello macro e secondo l’ultimo rapporto di Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria i principali rischi delle banche derivano da un andamento del credito ancora debole, anche rispetto all’attività economica, nonché dalla ripresa dei tassi d’insolvenza ed ancor più dei crediti deteriorati mentre rimane stabile ma elevata l’esposizione delle banche verso il settore pubblico italiano (392 miliardi in titoli).

In questi due elementi risiedono perciò i maggiori pericoli, essendo ora i finanziamenti ai paesi più rischiosi quali ad esempio Grecia, Ucraina o Russia assai più contenuti che in passato e quindi, solo una forte tensione sui tassi del debito pubblico (nuovo record a marzo con 2.184 miliardi) o una plateale ricaduta in recessione dopo il primo timido segnale pubblicato dall’ISTAT (+0,3% nel primo trimestre 2015) sarebbero elementi in grado di mettere in difficoltà il sistema sia in termini di redditività e sia, in casi estremi, di solvibilità. Una solidità che ovviamente varia da banca a banca e che, secondo il sito Rischio Calcolato, può essere monitorata con poche e semplici regole che qui riportiamo:

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1° REGOLA

Valutare il grado di patrimonializzazione della propria banca tramite il parametro usato dai regolatori ovvero il cosiddetto CET1 o Core Equity Tier 1 Ratio (secondo i nuovi criteri di Basilea 3) rispetto al precedente Core Tier 1 Ratio. Tale indicatore ammontava a fine 2014 all’11,4% per i cinque maggiori gruppi bancari, un livello superiore al minimo obbligatorio dell’8%. Seppur il controllo dell’evoluzione di tale parametro non consenta di prevedere l’effettiva solvibilità della banca in caso di shock, è però in grado di evidenziare la più o meno accresciuta capacità di assorbirne gli effetti e dunque un suo deterioramento segnala una maggiore fragilità dell’istituto. Un ulteriore parametro di giudizio, seppur nel tempo molto criticato, rimane comunque la verifica periodica nell’evoluzione del rating societario.

2° REGOLA

Il mercato azionario dovrebbe inglobare nei prezzi le aspettative future degli operatori, quindi l’osservazione dell’andamento dei titoli bancari (almeno per quelli quotati) rispetto al loro indice di riferimento settoriale può evidenziare campanelli di alert. Un eccessivo e perdurante scostamento negativo rispetto alla media può segnalare che il mercato dubiti della banca (non solo per la sua solvibilità). A questo si può aggiungere il controllo dei CDS (credit default swap) rispetto alla media di categoria, ovvero l’aumento o meno del costo di assicurazione contro il fallimento.

3° REGOLA

Seguire la stampa nazionale ed ancor più quella locale perché trattano spesso gli scandali e le vicende di cronaca giudiziaria e societaria delle banche. In particolare sono utili i giornali del territorio in quanto vera ed unica fonte di informazione per capire se dietro a dissapori tra azionisti, inchieste e ricorsi legali ecc. vi siano possibili avvisaglie di futuri dissesti o commissariamenti di istituti minori e spesso non quotati.

Tali regole non sono una garanzia di sicurezza ma possono agevolare il controllo del proprio istituto nonché aiutare nella scelta o nel cambio dello stesso. Ambrose Bierce ad inizio ‘900 scriveva che “il conto corrente è un’offerta volontaria al mantenimento della vostra banca” ma dal 2016 diverrà una possibile offerta al risanamento.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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