Chi troppo vuole… Nulla stringerà ?

liga140415a   Quando pensi che il mondo finanziario non possa più stupirti … questo accade puntualmente. E’ infatti di settimana scorsa l’incredibile primato raggiunto dalla Svizzera, ovvero l’essere riuscita per la prima volta nella storia a collocare sul mercato un titolo di Stato con scadenza decennale ad un tasso negativo del -0,05% o dalla parte opposta il Messico in grado di piazzare il suo primo bond in euro con scadenza 2115, ovvero a 100 anni, ad un tasso del 4.2%.

Due estremi dai quali si può percepire bene la sensazione di essere di fronte a molteplici bolle.

Bolle in cui da un lato troviamo investitori disposti a pagare per tenere al sicuro nei “forzieri elvetici” i propri risparmi per almeno un decennio ed all’estremo opposto altri disposti a prestare soldi per un secolo a paesi come il Messico e ciò nonostante il fatto che negli ultimi 200 anni tale stato sia fallito per svariate volte (1827, 1833, 1844, 1850,1866, 1898, 1914, 1928-1930, 1982).

La sensazione è di essere in un immenso teatrino dell’assurdo creato ad arte dalle banche centrali che però ha ormai generato nei paesi sviluppati una situazione irreale sui bond governativi.

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Un’evidente alterazione che riguarda in particolar modo le obbligazioni dell’eurozona (ultimo esempio è l’asta BOT a 12 mesi con un rendimento allo 0,013%) ma i cui effetti si stanno velocemente propagando a macchia d’olio nei più svariati asset finanziari globali.

Una distorsione creata dagli acquisti BCE e dal suo QE in grado di far spostare velocemente decisi flussi di denaro (il cosiddetto “hot money”) da un obbligazionario che non offre più nulla, verso quei soli investimenti in grado di poter apparentemente crescere in modo indefinito nel tempo e nel più classico concetto di bolla finanziaria, ovvero gli asset azionari.

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Un’avanzata prodigiosa spinta prima dal classico denaro caldo e speculativo all’annuncio del QE ed ora, dopo l’avvio con il ‘botto’ ed il tam-tam mediatico di tv e giornali mainstream, da quel “parco buoi” di piccoli risparmiatori alla ricerca di qualche “facile” ed illusorio guadagno.

Una distorsione i cui effetti non mancheranno di palesarsi presto ed i cui rischi sono però sempre più evidenti agli occhi dei professionisti finanziari di lungo corso ed infatti, dopo il primo colpo di avvertimento lanciato a gennaio da Bill Gross con il suo outlook 2015 a firma Janus Capital (peraltro allora molto criticato dall’industria della gestione del risparmio) sembra ormai di assistere ad una gara a chi si toglie il maggior peso dalla coscienza tramite dichiarazioni più o meno palesi di “moral suasion”, ovvero di persuasione alla prudenza su quanto sta accadendo.

Recentemente l’amministratore delegato Larry Fink di Blackrock, il più grande asset manager mondiale, ha infatti anticipato nella sua prefazione all’annual report del gruppo che “la situazione sta peggiorando ogni giorno ed il mix di prezzi in salita e rendimenti in forte discesa stanno creando uno pericoloso squilibrio. Ma i gestori della politica monetaria sembrano non sufficientemente sintonizzati sugli effetti che le loro azioni stanno producendo sugli investitori: i quali possono continuare a cercare il rendimento alimentando le bolle oppure farsi da parte e guardare quello che succederà”.

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Un farsi da parte che per Mohamed El-Erian ex ceo di Pimco ed attuale Chief Economic Advisor di Allianz, ovvero un’altro big della gestione del risparmio globale, è già realtà per quanto gli riguarda.

Secondo quanto dichiarato ad un giornalista che gli chiedeva come avesse investito i propri risparmi, egli ha candidamente risposto che i suoi soldi “sono per la maggior parte concentrati in contanti. Non è una scelta grandiosa, visto che vengono in parte erosi dall’inflazione, ma penso che molti dei prezzi degli assets siano stati spinti dalle banche centrali verso livelli molto alti”.

Ed infine la settimana scorsa è giunto un’altro avvertimento di altrettanto peso, ovvero quello di Jamie Dimon, ceo di JP Morgan, il quale ha scritto, senza condizionali e nero su bianco nella sua lettera agli azionisti che “alcune cose non cambiano mai, ci sarà un’altra crisi ed il suo impatto si sentirà nei mercati finanziari”. Una crisi che sarà caratterizzata da “mercati più volatili” e da “rapidi deprezzamenti delle valutazioni”.

Un susseguirsi di esternazioni che lascia quantomeno perplessi, visto la fonte da cui provengono ma che, proprio per questo, non devono essere prese alla leggera bensì valutate con molta attenzione da parte dei piccoli risparmiatori, essendo non solo semplici avvertimenti bensì appaiono come dei veri e propri scarichi di responsabilità.

Come si sul dire… “uomo avvisato mezzo salvato” … o quantomeno … loro potranno poi dire “ve lo avevamo detto !”.

Un’avvertenza quest’ultima che sembra ulteriormente confermata empiricamente anche dall’operatività dei cosiddetti insider, ovvero coloro che ricoprono posti di rilievo all’interno delle società quotate.

Il grafico riportato evidenzia l’evoluzione trimestrale (barre verdi) dell’insider ratio rispetto all’andamento dell’indice azionario americano S&P500.

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Si tratta di un indicatore che misura il rapporto tra gli acquisti e le vendite degli insiders da cui si può dedurre il loro pensiero, ovvero l’opportunità o meno che mostrano nel detenere le quote azionarie delle aziende in cui operano e quindi percepire un sentiment qualificato sulle reali aspettative future delle società.

L’ “Oops!” riportato nel grafico è emblematico della situazione attuale in quanto nel primo trimestre 2015 l’insider ratio è sui minimi degli ultimi anni ed inferiore anche a quello di fine 2007, ovvero prima dell’esplosione della grande crisi.

Un ulteriore segnale di alert che, seppur non predittivo di un imminente crack, è però da aggiungersi ai sinistri e sempre più ricorrenti avvertimenti dei big della finanza mondiale.

Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” perciò, essendo gli indizi ormai abbondanti ed i sospettati in procinto di crearsi gli alibi prima del delitto, forse “perfetto”, è ora di non farsi trovare impreparati nel momento in cui si sparerà quel colpo fatale che ucciderà per l’ennesima volta il risparmio di molti e spesso piccoli risparmiatori.

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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