CAPITALISMO: un susseguirsi di crisi cicliche

altL’ANALISI. Secondo l’economista russo Kondratiev ogni ciclo ha due grandi fasi, una ascendente ed una discendente.

Prima di ogni nuovo ciclo è necessario un prolungato “inverno”.

Per coloro che hanno qualche capello bianco in più è possibile, seppur soggettivamente e grazie all’esperienza vissuta, notare come nell’economia capitalista vi sia un’evoluzione nel tempo basata su ondate espansive e recessive.

Per Carl Marx, nel suo testo “Das Kapital”, le crisi cicliche rappresentano il modo con cui il capitalismo supera momentaneamente le sue contraddizioni e riavvia una fase di sviluppo, ma ogni volta che questo avviene le contraddizioni si accumulano e vengono spostate in avanti causando la preparazione di nuove crisi. Tali ciclicità sono state analizzata ed identificate all’inizio del ‘900 da un’altro economista russo, tale Nikolai D. Kondratiev (1892-1938). Seppur meno noto del precedente, è da tempo oggetto di analisi e valutazioni grazie al testo pubblicato nel 1925 dal titolo “i maggiori cicli economi” e nel tempo la teoria fu ripresa da Schumpeter ed altri economisti per spiegare i cicli economici mentre ai giorni nostri è spesso rispolverata nelle fasi recessive.

LA TEORIA

Secondo Kondratiev, ogni ciclo ha due grandi fasi, una ascendente ed una discendente. La dinamica interna dei cicli ed il principio della loro fluttuazione si basano sul meccanismo di accumulazione, concentrazione, dispersione e svalutazione del capitale come fattori chiave dello sviluppo dell’economia (capitalista) di mercato ed hanno un intervallo compreso tra 45 e 60 anni. Le fasi ascensionali dei cicli di Kondratiev sono collegate e generate dallo sfruttamento di nuove tecnologie, a cui segue una fase di massimo, quando lo sfruttamento tecnologico giunge a maturazione, ed una curva verso il basso, quando le vecchie tecnologie producono diminuzione di guadagno e mentre le nuove tecnologie sono ancora in una fase sperimentale in termini di sfruttamento redditizio avviene la fine del ciclo e si verifica in genere una depressione.

I CICLI STORICI

Nikolai Kondratiev riuscì a studiare solo due grandi cicli e metà del terzo a lui contemporaneo, in quanto a distanza di qualche anno dalla pubblicazione del suo libro, cadde in disgrazia perdendo la sua posizione di ricercatore e successivamente non riuscì a continuare in quanto morì durante la sua lunga incarcerazione per “attività antisovietiche”. Riuscì comunque ad identificare un primo ciclo tra il 1790 ed il 1840-50, un momento caratterizzato fondamentalmente dalla macchina a vapore come elemento di innovazione espansivo e poi un secondo conclusosi attorno al 1890 ed in cui le ferrovie e l’acciaio furono il nuovo propulsore economico. Infine, seppur non sia riuscito a vedere la chiusura del terzo ciclo, stabilì che si fosse avviato a fine ‘800, grazie allo sviluppo dell’ingegneria elettrica e chimica e poi fosse entrato nella sua fase discendente, come effettivamente avvenne, con lo scoppio della crisi del ’29 e la successiva grande depressione degli anni ’30. Seppur ad oggi le sue analisi abbiano subito alcune rielaborazioni con differenti valutazioni degli esatti intervalli temporali, è per lo più condivisa un’evoluzione dei cicli caratterizzata e supportata da una rilevante innovazione produttiva, un’evoluzione proseguita per l’intero ‘900 attraverso la petrolchimica, l’auto ed in ultimo l’information technology, come rappresentato nel grafico.

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LE FASI

Il suo ciclo “ascendete-discendente” è attualmente e spesso suddiviso in quattro sotto periodi corrispondenti a quattro fasi quali una crescita, una recessione primaria, un periodo di stabilità o stasi ed una depressione secondaria e finale a conclusione dell’intero movimento ciclico. E’ perciò anche rappresentato metaforicamente con le quattro stagioni climatiche primavera- estate-autunno ed inverno.

PRIMAVERA

In genere, vi è una innovazione rilevante che apporta forti benefici alla produttività e conseguentemente genera un periodo di crescita che può perdurare per 4 o 5 lustri ed in cui l’inflazione gioca un ruolo spesso importante ed accompagna tale movimento. E’ generalmente un periodo in cui il benessere si propaga e genera risparmio ed accumulo di ricchezza. Aumentano l’occupazione ed i salari, emergono nuovi prodotti e bisogni e la tecnologia in genere viene migliorata. L’aumento produttivo del volume dei beni richiesti, porta ad una maggiore velocità di circolazione della moneta, contribuendo ad alzare i prezzi.

ESTATE

Quando la fase primaverile, giunge a maturazione, inizia una prima fase di inversione, in cui la parte di capitale destinata all’investimento ed al risparmio, è sempre più indirizzata al consumo, creando così una commercializzazione dei beni prodotti che a sua volta tende a saturare il mercato. Accade spesso che alla conseguente crescita dei prezzi sia accompagnata una riduzioni dei profitti a causa dell’inflazione generata e da qui si instaura una fase di recessione inflazionaria che sfortunatamente può essere accompagnata da quella che in molti chiamano “peak war”, come per il Vietnam o nel caso della prima guerra mondiale. E’ un periodo meno prolungato del precedente, con una durata anche inferiore ai 5 anni ma che porta le persone alla successiva fase di stabilizzazione o stasi, a causa di un generale cambio di umore che “raffredda” l’economia.

AUTUNNO

L’effetto conseguente all’estate è spesso una ricerca di equilibrio incerto ed incomincia così un “plateau” finanche decennale, in cui posso presentarsi evoluzioni innovative in particolari settori in grado di generare una nuova, seppur “breve” spinta. Il consumo è sostenuto meno dai risparmi e più dall’indebitamento. Logicamente appare in questa fase il vero rischio, ovvero l’insorgere di quelle bolle speculative al cui scoppio seguirà il traghettamento del sistema nell’ultima stagione.

INVERNO

Infine all’esplodere della bolla, vi è il definitivo rintracciamento del ciclo, spesso violento nel primo periodo (come ad esempio nel ’29) e poi prolungato e di depressione (seguenti anni ’30) in cui gli eccessi accumulati vengono nel tempo riassorbiti anche su orizzonti ben superiori a 15 anni (Giappone docet).

ATTUALMENTE

Seppur con alcune differenze, è da molti “seguaci” delle onde di Kondratiev , identificato l’attuale ciclo come un movimento che ha visto la sua nascita durante il Reganismo ed il Tacherismo a metà degli anni ’80, una fase in cui l’espansione e l’incremento produttivo è stato sostenuto dall’innovazione nel campo delle telecomunicazioni, dell’informatica e della tecnologia in genere. La fase ascendente avrebbe perciò coperto quasi due decenni, fino all’esplosione della bolla tecnologica ed al “peak war” avviato con la “War on Terrorism”, a cui è poi seguita una fase di stasi e di recupero alimentata dal consumo “drogato” tramite l’eccessivo indebitamento ed il facile accesso al credito. Molti sostenitori di tale visione (più o meno catastrofisti), non vedono dunque nell’attuale periodo il punto di picco negativo, bensì l’approssimarsi dello stesso, in quanto considerano l’attuale espansione del debito, avvenuta prima per mezzo degli Stati e poi per il tramite delle banche centrali, come il semplice prolungamento dell’eccesso “privato” post bolla tecnologica ed a cui inevitabilmente dovrà seguire quella prolungata fase “invernale” utile allo smaltimento degli eccessi e al ricrearsi di quelle condizioni innovative che consentiranno al sistema di far emergere un nuovo propulsore, necessario all’avvio di un nuovo ciclo.

COSA FARE

Logicamente è innegabile la ciclicità dei mercati, vi è stata in passato, vi è tutt’ora e vi sarà in futuro e questo finché il modello capitalistico sarà funzionante, perciò può essere d’interesse per l’investitore valutare l’allegato orologio d’investimento (sviluppato sulle teorie di Kondratiev) per cercare di capire quali asset prediligere nelle differenti stagioni.

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L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it, è a cura del nostro consulente Rubens Ligabue, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari.

Per domande e chiarimenti potete scrivere a: rubens.ligabue@gmail.com



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