Bundesbank propone la patrimoniale una tantum

10022014aL’ANALISI La banca tedesca illustra una soluzione per risolvere le crisi di insolvenza nell’eurozona

I contribuenti dei rispettivi Stati hanno la respon sabilità del loro debito nazionale

 

S ettimana scorsa, con l’articolo “come finirà l’esperimento della carta moneta ?”, avevamo toccato i rischi e le soluzione possibili all’esito finale dell’esperimento monetarista che le banche centrali hanno attuato dallo scoppio della crisi. Le 7 opzioni spaziavano dall’inflazionare fino al default ‘tout court’ per risolvere il problema del debito generato dall’eccesso di moneta ma neppure a farlo apposta, proprio giovedì scorso la Bundesbank, ovvero la banca centrale tedesca, ha presentato in modo esplicito, nel suo rapporto mensile di gennaio, una delle soluzione menzionate e questo non deve essere preso come semplice esercizio teorico, bensì come una delle opzioni sul tavolo dei ‘decision-maker’. Il fatto è dunque rilevante in quanto appare ormai evidente che seppur la banca centrale europea, a conduzione Mario Draghi, sembri creare aspettative negli operatori finanziari in favore di soluzioni monetarie accomodanti, emerge con forza dal citato rapporto tedesco un approccio più orientato al pensiero economico di scuola austriaca.

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Tale approccio non gradisce in ordine di importanza decrescente inflazionare, riformare la moneta o fare totale default e predilige seguire un percorso basato sugli altri quattro punti menzionati settimana scorsa, prima di un inevitabile fallimento, ovvero: 1) Proseguire con la repressione finanziaria (tassi bassi) 2) Ridurre i diritti acquisiti (spesa sociale) 3) Saldare i debiti (tassazione reddito e patrimonio) 4) Bail-in (fallimenti a carico dei risparmiatori) Essendo dal 2009 in atto la repressione finanziaria e dall’inizio della crisi greca, poi estesa ai paesi PIIGS, anche la riduzione dei diritti acquisiti, non ultimo in Portogallo con il recente prelievo forzoso sulle pensioni, appare perciò probabilmente avviato, con tali pubblicazioni, un confronto non più velato su come procedere in caso di ulteriori difficoltà di alcuni Stati membri. Il report elaborato dalla Bundesbank dal titolo “Imposta patrimoniale una tantum: uno strumento per risolvere le crisi di insolvenza nell’eurozona?”, pubblicato il 27/1 sul sito dell’istituto, esprime in sintesi le seguenti linee guida, riprese e tradotte dal sito “Voci d a l l ‘ E s t e ro ” . PREMESSA Nel corso della crisi del debito sovrano, sono sorti forti dubbi sul fatto se i singoli paesi membri della zona euro siano in grado di servire il debito pubblico o se stiano attuando le misure necessarie a livello politico. Benché tali misure siano generalmente soggette a requisiti di consolidamento, esse tuttavia comportano una sostanziale mutualizzazione dei rischi di insolvenza degli stati senza essere controbilanciate da un corrispondente trasferimento di poteri sovrani a livello centrale. In questo quadro gli stessi Stati membri sono in primo luogo responsabili delle proprie politiche fiscali ed economiche nazionali, l’assunzione di responsabilità per i debiti di altri Stati membri è in gran parte esclusa, ed è vietato il finanziamento dei governi attraverso la politica monetaria unica. PRINCIPI In prima istanza, sono i contribuenti dei rispettivi Stati membri che hanno la responsabilità del loro debito sovrano nazionale. Se poi i problemi di solvibilità ancora non sono risolvibili, sono i creditori del debito sovrano che dovrebbero essere chiamati in seconda istanza a sopportare il rischio finanziario delle loro stesse decisioni di investimento, in linea con i principi dell’economia di mercato. Perciò, un principio fondamentale del quadro attuale di governance dell’UEM è che uno stato membro che stia attraversando una crisi deve utilizzare pienamente le sue stesse risorse e capacità disponibili al fine di ripristinare la fiducia nella sostenibilità delle sue finanze pubbliche e, quindi, evitare l’altrimenti probabile scenario di un default sovrano. SOLUZIONE La crisi attuale ha dimostrato che la fiducia nella capacità di un certo numero di Stati di servire i propri debiti è stata erosa. Stando così le cose, sembrerebbe sensato in primo luogo abbattere il debito pubblico mobilitando le attività di proprietà pubblica attraverso misure di privatizzazione. Ma oltre a questo, ci si può anche chiedere se, dovrebbero essere integrate da un contributo da parte di attività private già esistenti. Un’imposta patrimoniale una tantum potrebbe rivelarsi più favorevole rispetto ad altre alternative, per scongiurare la minaccia di un default sovran o. METODOLOGIA Se il prelievo si riferisce alla ricchezza accumulata in passato e si crede che non sarà mai più ripetuto, nel breve termine è estremamente difficile per i contribuenti poter evadere, e il suo impatto negativo sull’occupazione e sugli incentivi al risparmio sarebbero limitati. Il pubblico consenso e la fattibilità politica, potrebbero essere rafforzate presentandola come uno strumento di redistribuzione del reddito, che vale a integrare gli sforzi di austerità, che assicura che gli individui ricchi si assumano una quota maggiore dell’onere dell’aggiustamento. Il successo deriva dall’attendibilità del fatto che il prelievo sarà davvero imposto come una misura una tantum in una situazione straordinaria di crisi a livello nazionale – che è l’unico modo per limitare l’impatto negativo sugli investimenti e la potenziale fuga di c ap i t a l i . D I F F I C O LTA ‘ La decisione di applicare il prelievo deve essere presa rapidamente. In caso contrario, gli individui colpiti sarebbero più facilitati a cercare di eludere l’imposta, e con un crescente livello di evasione fiscale l’accettazione pubblica del prelievo potrebbe presumibilmente diminuire. Altri problemi sono la valutazione delle attività non finanziarie, in particolare, è probabile che sia relativamente impegnativa in termini di tempo e possa spesso essere oggetto di contes t a z i o n e. VA N TA G G I Il perseguimento di una politica di bilancio sana nel futuro potrebbe essere notevolmente rafforzata se fosse chiaro che, in caso di crisi, il costo del perseguire politiche sbagliate non può essere scaricato sui contribuenti di altri paesi. Nel complesso comporta rischi considerevoli tuttavia, in confronto a un default sovrano, probabilmente potrebbe avvenire in modo più strutturato e ordinato. Infine sarebbe conforme al principio della responsabilità nazionale individuale, in base al quale i contribuenti nazionali dovrebbero stare in prima linea per coprire le passività del loro governo, prima di ogni appello alla solidarietà da parte di altri paesi. CONCLUSIONE A buon intenditore o cattivo debitore … poche parole

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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