‘In Ben we trust’, è la sola speranza dei mercati

bernankeL’ANALISI Il meeting della FED del 17 e 18 settembre è stato un punto di snodo cruciale
Attenzione ad abbandonare frettolosamente le obbligazioni a favore delle azioni

 

Jeremy J. Siegel, professore alla Warthon Business School ed autore del famoso best seller “Stocks for the Long Run”, oltre ad aver da tempo sostenuto la superiorità, nel lungo termine, delle azioni rispetto ad altre classi d’investimento, ha evidenziato con le sue analisi un fatto ben noto ai gestori di capitali, ovvero che investire in borsa quando le banche centrali sono in una fase di riduzione dei tassi a breve ha rappresentato una strategia che negli ultimi 50 anni ha generato ritorni assai più elevati rispetto all’investimento nei periodi di aumento dei tassi. DON’T FIGHT THE FED Un’evidenza volgarmente tradotta dagli operatori finanziari nel noto slogan “don’t fight the FED” (non combattere la FED), ovvero non opporsi alle politiche della banca centrale USA. bilancio fed sep500 Un concetto esplicitamente espresso dall’ex governatore della FED, Alan Greenspan. Infatti nel gennaio 2001, in occasione dell’abbassamento dei tassi di interesse dell’1% nel giro di 30 giorni disse: “Non bisogna combattere la Fed! Si deve essere immediatamente acquirenti sul mercato azionario!”. Un credo che è stato perseguito con ancor più forza dal suo successore, Ben Bernanke, ribattezzato dai maligni “helicopter Ben” (soprannome che il capo della Fed si è conquistato dicendo che l’unico modo per risollevare il Giappone dalla deflazione era quello di gettare soldi da un elicottero) e che a distanza di cinque anni dal crack Lehman, non solo ha azzerato da un lustro i tassi a breve ma ha perseguito il ben noto quantitative easing (alleggerimento quantitativo) per sostenere il sistema finanziario. sep500performance FED & S&P500 In molti ritengono che la FED non solo abbia sostenuto il sistema finanziario globale ma sia stata la vera pompa di “be nzina” per il mercato azionario USA. Ed in ciò, c’è sicuramente un elemento di verità, almeno osservando il grafico allegato che mette in relazione l’espansione del bilancio della banca centrale, ormai superiore ai 3.500 miliardi di dollari e l’andamento dell’indice S&P500. Ecco perché alla prossima riunione del comitato di politica monetaria della Fed (FOMC), fissata per il 17/18 settembre, gli operatori si attendono un punto di snodo cruciale, in quanto si dovrebbe sapere (Siria permettendo) se e quanto del disimpegno preannunciato da Bernanke sarà realmente implementato e dunque quale sarà la nuova politica della banca centrale.

 

“IN BEN WE TRUST” In questo momento il famigerato “tapering” (la riduzione del QE) è un tema sotto controllo da tutti gli operatori ed in particolare dagli investitori in azioni. E ciò perché, quando la Fed ha terminato i suoi due ultimi round di quantitative easing, la pioggia di vendite non è stata così piacevole. Ed il grafico allegato lo mostra in modo lampante. Osservando le discese (zone grigie) corrispondenti ai periodi di stop alla politica espansiva, è per molti logico domandarsi se ciò accadrà nuovamente oppure grazie al mantra che gli operatori si raccontano a vicenda “in Ben we trust” si potrà continuare a salire, nonostante gli utili delle aziende americane siano rimasti sostanzialmente fermi negli ultimi dodici mesi ed il mercato USA abbia inanellato rialzi a doppia cifra.

TROPPA ESUBERANZA La fede che c’è oggi nei confronti delle banche centrali ricorda quella presente durante la bolla internet o del mercato immobiliare. Tutto questo sta avvenendo solo per il fatto che si crede alla storia che le banche centrali sono in grado di sostenere i prezzi degli asset e che sapranno bloccare in modo efficace le crisi finanziarie. E’ solo il sentiment quello che sta spingendo al rialzo i mercati e ciò ricorda molto quell’ “esuberanza irrazionale” criticata da Greenspan nel lontano 1996 e riferita al rischio di prezzi gonfiati che poi diventano soggetti ad inaspettate e prolungate contrazioni. tass treasury

OCCHIO ALLO SWITCH Negli ultimi mesi ed in concomitanza della discesa dei prezzi dei bond, con conseguenti minusvalenze potenziali in molti dossier obbligazionari, tanti risparmiatori stanno effettuando switch (cambio) nei propri investimenti a favore di una maggiore componente azionaria, ma ciò potrebbe rappresentare una scommessa alquanto incerta, almeno osservando i precedenti comportamenti dei prezzi dei bond USA durante le fase di stop al QE. L’ultimo grafico, riferito all’andamento del tasso del decennale USA, in relazione alle manovre della FED, mostra un fatto forse poco considerato da chi consiglia caldamente il mercato equity, ovvero che durante le fasi di stop del QE (in rosso), si è avuto un movimento al rialzo dei prezzi dei bond e conseguentemente di discesa del tasso di rendimento del Treasury a 10 anni e ciò andrebbe a favore degli strumenti obbligazionari, a meno che non si perdesse completamente la fiducia nella banca centrale americana.

IL VERO RISCHIO Ci troviamo attualmente in un altra “bolla?” La risposta è che si saprà con certezza solo col senno del poi. Tuttavia la domanda forse più importante da porsi non è se siamo in un mercato dominato da un’esuberanza irrazionale ma fino a quando la stabilità del sistema potrà essere garantita dalla credibilità delle banche centrali, dal sentiment del mercato e dalle scelte di politiche monetarie ? Come sempre i mercati tendono ad esasperare i prezzi in entrambe le direzioni e questo può probabilmente accadere molto prima rispetto ad un peggioramento dei fondamentali, in particolare se le banche centrali perdessero inaspettatamente il controllo sul sentiment popolare e la fiducia in loro riposta. Permangono quindi elementi tecnici e fondamentali che lasciano pensare come non sarà facile assistere ad una fase di minore volatilità che, gioco forza, finirà con il riversarsi prima o poi su quelle asset class per lungo tempo condizionate dalle politiche delle banche centrali.

COSA FARE La parola chiave è dunque selezione, sia nel mercato azionario che in quello obbligazionario, a prescindere che sia o non sia avviato un deciso tapering dalla FED, in quanto è innegabile che per far rientrare l’esplosione del bilancio delle principali banche centrali saranno necessari anni, se non vi si arriverà prima ed in modo più rapido, attraverso uno choc di mercato. Il solo modo per tutelarsi al meglio è dunque nel diversificare saggiamente, focalizzando la propria attenzione sui fondamentali e sulla solvibilità dei debitori per quanto riguarda gli investimenti obbligazionari (in particolare nel caso di inaspettato e brusco rialzo dei tassi) nonché sulla sostenibilità a lungo termine dei profitti da parte di buone e ben gestite società, per ciò che riguarda gli investimenti azionari (ancor più nel caso di una nuova recessione causata da choc semmai esogeni, quali ad esempio la guerra).

Rubens Ligabue

L’autore della rubrica – “Risparmio, i conti in tasca” pubblicata su www.lanuovaprimapagina.it , è a cura del nostro consulente RUBENS LIGABUE, professionista certificato EFA – European Financial Advisor, associato SIAT – Società Italiana Analisi Tecnica, iscritto all’Albo Unico Nazionale dei Promotori Finanziari. Per domande e chiarimenti potete scrivere a: info@rubensligabue.com

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